Capodanno 2022

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Sintesi liturgica
Capodanno. Tramite il sacerdote Aronne Dio benedice il suo popolo. La sua benedizione è custodia, grazia e pace, secondo la triplice e solenne ripetizione de «il Signore». La terra conoscerà così la sua via e la sua salvezza. La più bella e completa benedizione dopo il Figlio è Maria dalla quale nella pienezza dei tempi è nato il Figlio Gesù. In Lui non siamo più schiavi ma figli adottivi ed eredi. Nel presepio di Betlemme i pastori trovano il Bimbo adagiato nel presepio, insieme con Giuseppe e Maria che conserva e medita nel cuore gli avvenimenti nei quali è stata coinvolta. È Lei la Madre di Dio, la “Theotokos”, come la definì solennemente il Concilio di Efeso il 431. Come i pastori tornando dalla grotta glorifichiamo e lodiamo Dio per tutto ciò che abbiamo visto, meditandolo nel cuore e diffondendo la pace, il primo dono del nuovo anno. P. Angelo Sardone

L’anticristo e la fine

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«È giunta l’ultima ora. Molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima ora» (1Gv 2,18). L’argomento centrale della Prima Lettera di Giovanni è il combattimento all’anticristo ed ai suoi emissari, i maestri dell’errore, gli eretici che insegnano che Gesù non è il Figlio di Dio. L’espressione giovannea “dell’ultima ora”, indica gli ultimi tempi, quelli escatologici, dell’ultima venuta di Cristo. È significativo che l’ultimo giorno dell’anno, tempo di verifica e di proiezione prospettica nel nuovo anno, la liturgia proponga alla riflessione ed alla preghiera un tema così importante. La venuta dell’anticristo, o meglio degli anticristi, si è realizzata e continua nella storia con sistematicità, e ciò è il segno della fine. Molti eretici e scismatici sono usciti dalle stesse file dei cristiani, dalla Chiesa, ma al dire di S. Agostino, essi non appartenevano alla Chiesa, non erano radicati e fondati nella verità; non sarebbero usciti se fossero stati veramente “dei nostri”. Il pericolo più grande, a suo dire, è dato dal fatto che molti ancora ce ne sono nella Chiesa che “pur non essendo ancora usciti sono degli anticristi”, cioè avversari di Cristo. Ciò se provoca dolore da una parte, dall’altra rende consapevoli che non “erano dei nostri”. Chi non è contrario a Cristo non esce dalla Chiesa, perché è unito al suo corpo. Gli anticristi sono come gli umori cattivi che il corpo espelle naturalmente. Queste grandiose verità sono di una attualità sorprendente e coinvolgente. L’anno che si chiude interpella ciascuno per una revisione seria e matura e per una scelta personale futura da operare nella verità. Buona fine dell’anno nella gratitudine a Dio di ogni dono e nella prospettiva di rimanere fondati nella verità e nell’obbedienza alla fede. P. Angelo Sardone 

La forza dei giovani

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«Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti e la Parola di Dio rimane in voi e avete vinto il Maligno» (1Gv 2,14). Tra le categorie dei destinatari della prima Lettera di S. Giovanni, inviata come enciclica alle comunità dell’Asia Minore minacciate dalle incombenti eresie, ci sono i giovani. Essi, secondo l’esperienza dell’Apostolo, per abbracciare la vera fede hanno dovuto superare difficoltà e tentazioni diverse, risultando vincitori sul maligno sempre all’erta. Questa sottolineatura viene ripetuta due volte nel giro di pochi versetti. I giovani sono dichiarati “forti” perché la Parola di Dio è in loro come sorgente di forza, mentre non lo è negli eretici. Il maligno lotta contro l’uomo, ma non vince perché la fortezza è propria dei giovani solo perché dentro di loro è forte Gesù, “colui che è stato inerme davanti ai persecutori” (S. Agostino). La giovinezza è tempo nel quale occorre ancor più lottare per vincere, purché si rimanga umili nel combattimento. E ciò avviene nella misura in cui la Parola rimane ferma dentro il cuore e la vita. Questo, evidentemente, è un privilegio che allarga le conoscenze e sostiene il vero amore, perché una conoscenza senza amore non salva. Le grandi verità bibliche trovano spazio nella storia di tutti i tempi e sono confermate da concrete risposte. Quello caratterizzato da S. Giovanni Paolo II è stato senz’altro un papato all’insegna dei giovani non solo per l’intuizione e la realizzazione delle Giornate Mondiali della Gioventù con straordinari eventi di fede e di massiccia partecipazione, ma soprattutto per la qualità spirituale e formativa che tali eventi hanno lasciato nel solco della storia. P. Angelo Sardone

Tommaso Becket vittima della verità

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«Chi dice: “lo conosco” e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità» (1Gv 2,4). L’osservanza dei comandamenti di Dio è la via maestra per la salvezza. Nella primitiva catechesi giovannea, sottolineata particolarmente nella sua Prima Lettera ai Cristiani, questo concetto viene illuminato e raccomandato come indispensabile per conoscere la via della purificazione dell’amore del Signore. I primi due capitoli sottolineano l’esigenza di camminare nella luce, evidenziando il contrasto tra tenebre e luce, verità e menzogna, peccato e grazia. La vera conoscenza di Dio si specchia nella retta osservanza della sua legge, da quella naturale stampata nel cuore di ogni individuo che vede la luce della vita, a quella positiva racchiusa nei dieci Comandamenti. Diviene inganno diabolico l’affermazione di conoscere Dio quando ciò non è suffragato dalla conseguente osservanza di quanto Dio raccomanda. La strenua difesa della verità fa divenire scomodi agli occhi dei superbi e fa dichiarare “intriganti” coloro che invece vogliono salvaguardare la verità sottraendola alle opportuniste menzogne di sovrani senza scrupoli. La storia è piena di simili esperienze. Tommaso Becket, vescovo di Canterbury, (1117-1170) reo di aver difeso i diritti della Chiesa in Inghilterra, si inimicò il sovrano e fu costretto all’esilio per anni. Rientrato in patria sconfessò i vescovi compiacenti al volere perverso del re e meritò la palma del martirio, ucciso dai sicari in cattedrale, cinto dei sacri paramenti senza opporre resistenza. I bugiardi rimangono tali. Chi propugna la verità testimonia il vero fino all’eroismo del martirio. P. Angelo Sardone

La strage continua

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«Dio è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità» (1Gv 1,9). Le malvagità determinate dal peccato hanno segnato e continuano a macchiare la vita dell’uomo sulla terra. Il sopruso, l’orgoglio la smania del dominio e la paura che qualcuno lo sottragga, sono le cause più ricorrenti delle stragi, da quelle più eclatanti che segnano la storia, a quelle più ridotte ma non di meno intensità di impatto mediatico e di sofferenza. I primi tempi dalla nascita di Gesù sulla terra sono segnati da un vile, atroce delitto fatto consumare da Erode il Grande, la strage degli Innocenti, bambini dai due anni in giù, vittime ignare, strappate dal seno delle madri nella speranza di uccidere il Bambino Gesù che poteva scalzarlo dal trono quale nuovo re. L’inganno subìto dai Magi fece andare sulle tutte le furie l’iniquo gerarca che già si era spaventato per la loro affermazione della presenza dei Re dei Giudei e che non esitava ad usare la violenza per sopprimere qualsiasi rivolta o sommossa. Questa volta non si trattava di adulti, ma di inermi bambini betlemiti che, inconsapevolmente erano diventati colpevoli di essere nati allora, per il semplice fatto che sicuramente tra loro doveva esserci il nuovo Re dei Giudei. E così avvenne la strage. I bimbi strappati dalle braccia delle madri furono passati a fil di spada. Venti, secondo gli studi, molti di più secondo l’immaginario; si tratta comunque di vittime innocenti che richiamano lo strazio di Rachele che piange i suoi figli. La strage non si è chiusa lì. Continua anche oggi nei confronti di vittime innocenti di interessi egoistici, rei di essere stati chiamati alla vita per un errore di calcolo o per essere un fastidioso ingombro. P. Angelo Sardone

S. Giovanni, acuto e profondo evangelista

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«Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché voi siate in comunione con noi» (1Gv 1,3). L’Ottava del Natale è caratterizzata dalla celebrazione liturgica memoriale di alcuni Santi che hanno avuto a che fare direttamente con Gesù e col suo mistero. Dopo S. Stefano, S. Giovanni Evangelista, detto così per distinguerlo dal precursore di Cristo, Giovanni Battista. Fa parte della schiera dei dodici scelti da Gesù per essere i suoi più fidati collaboratori, apostoli, cioè inviati a predicare il Vangelo del Regno dopo la risurrezione. L’attestazione evangelica lo presenta pescatore nel mare di Galilea insieme con suo fratello Giacomo ed il padre Zebedeo. Entrambi, insieme con Pietro furono coinvolti direttamente da Gesù in alcuni avvenimenti importanti narrati dai Vangeli. L’Evangelista Giovanni, di una intelligenza penetrante della parola di Dio, dopo S. Paolo, è lo scrittore più fecondo del Nuovo Testamento, autore del quarto vangelo, il più teologico, rivelatore delle misteriose profondità del Verbo, lo scritto profetico dell’Apocalisse e tre Lettere ai primi cristiani. La sua prima Lettera sottolinea la comunione con Dio come “ontologica relazione vitale” (Fuillet) che ha origine dalla conoscenza di Dio e si attua con l’osservanza dei comandamenti. La sua testimonianza è veritiera perché intende comunicare quello che ha visto, sentito, toccato con le sue mani, perché si sviluppi una piena comunione con Dio e con i fratelli. L’incarnazione di Cristo ha comunicato la vera vita cristiana. P. Angelo Sardone

Vigilia di Natale

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«Io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio» (2Sam 7,12-14). Le profezie messianiche sono esplicite e si concretizzano attraverso i passaggi storici e teologici con alcuni personaggi biblici. È interessato particolarmente il grande re e profeta Davide, dalla cui discendenza viene Gesù. Il suo vivo desiderio di costruire una casa al Signore, perché vi abitasse, viene incalzato dall’iniziativa di Dio che, tramite il profeta Natan, gli comunica che sarà Jahwé stesso a costruire a lui una casa: susciterà infatti un suo discendente, lo farà re e renderà stabile il suo regno. Ma soprattutto gli sarà Padre ed egli gli sarà Figlio. È la prima chiara espressione del messanismo regale: ogni re sarà un’immagine imperfetta del re ideale che verrà. Il mistero del Natale si concentra in questo alto valore teologico e storico che adempie le attese di millenni e si pone in continuità con quanto sin dagli inizi il Dio dei Padri aveva comunicato al suo popolo in vista della venuta del Salvatore. Ciò che l’uomo desiderava fare per Dio edificandogli una casa, lo fa Dio stesso non con un luogo ma con una persona, il suo stesso Figlio che diventerà con la nascita umana, la presenza di Dio nel mondo. Essa sarà prima fisica fino alla risurrezione e poi in corpo, sangue anima e divinità nel sacramento e mistero dell’Eucaristia. Bisogna ritornare alla considerazione del mistero del Natale secondo l’ottica cristiana del primo Millennio per non lasciarsi sopraffare da un Natale materiale e consumistico, di stucchevole buonismo che si amalgama con leccornie varie e talora è scevro di atteggiamenti di vera carità e sincera accoglienza. Buona vigilia di Natale. P. Angelo Sardone