Timore e trepidazione

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La semina del mattino
60. «Mi presentai nella debolezza, con molto timore e trepidazione» (1Cor 1,4).
Il ministero sacerdotale è quanto di più affascinante e misterioso possa esserci. Una dignità sovrumana avvolge completamente e trasforma la povertà fisica, psicologica e spirituale di un uomo chiamato al grave compito e alla grande responsabilità di essere “alter Christus”. Per questo egli deve rendersi conto ogni giorno di quello che fa, imitare ciò che celebra, praticare quello che annunzia, testimoniare con coraggio ciò che compie, conformare la sua vita al mistero della croce di Cristo. La debolezza umana, propria di ogni essere, è subordinata alla situazione di peccato che ha infiacchito la capacità di amare, donare, servire senza interessi e preclusioni. La grazia santificante dei sacramenti e, in particolare la Grazia di stato che il Signore gli dona per l’esercizio del ministero e la realizzazione della sua vocazione, è di grande aiuto e sostegno. Il sacerdote si mette in gioco per trasmettere verità che gli non appartengono, a volte anche scomode, con la forza che viene da Dio e che supera la paura umana che cede alla tentazione ed al facile scoraggiamento. L’esperienza dimostra che chi è eccentrico, troppo sicuro di sé, prima o poi cede e diventa vittima della superbia, del proprio egoismo, accecato da una forza implosiva che genera detrimento in sé e scandalo nel popolo di Dio. Il timore e la giusta trepidazione con le quali il sacerdote si presenta ed opera, sono compensati dalla fermezza e dal coraggio dell’annunzio che vengono da Dio. P. Angelo Sardone

Alzerò il calice della salvezza ed invocherò il nome del Signore

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La semina del mattino
59. «Tu sei sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchisedek» (Sal 109,9).
Rendo grazie al Signore con tutto il cuore per il dono sublime del sacerdozio che mi ha concesso 40 anni fa. Il 30 agosto 1980, Gesù sommo ed eterno sacerdote ha trasformato la mia vita rendendola un mistero di amore per il popolo di Dio e per me stesso. Nell’identità di pastore e guida delle anime, se pure in maniera indegna, ho vissuto il mio esodo andando verso gli altri. Ho servito la Congregazione dei Rogazionisti nei diversi campi di apostolato affidati alla mia responsabilità e consoni alla mia indole: lo studio, la musica e il canto, la ricerca storica e carismatica, l’animazione della pastorale vocazionale, giovanile e sacramentale, la direzione spirituale e l’accompagnamento vocazionale, la formazione carismatica dei laici, lo zelo della preghiera per le vocazioni in tutte le forme culturali e pastorali derivanti dal Rogate. Scelto tra gli uomini e costituito per tutto ciò che si riferisce a Dio per il bene degli uomini, sono diventato, mio malgrado, strumento di grazia e di salvezza per tanti. Ho ripetuto migliaia di volte le parole della consacrazione eucaristica, ho distribuito a larghe mani il perdono, ho pianto con chi piange e gioito con chi è nella gioia, mi sono preso cura di ciascuna persona, ritenendola unica ed irripetibile. Se qualche preferenza ho avuto, è stata per i giovani e le persone più vulnerabili. Rivestito di debolezza, per la potestà conferitami da Dio, ho sentito compassione per chi è nella ignoranza e nell’errore. Ho sofferto ed ho offerto sacrifici, rinunzie, preghiere e lagrime per i peccati ed il ravvedimento dei peccatori. Ho cercato di esprimere il ministero sacerdotale nel servizio e nell’amore disinteressato, nella condivisione fraterna, nel farmi carico dei problemi e delle vite degli altri. Il Signore mi ha concesso come grazia speciale, il dono della paternità spirituale per tante anime che a me si sono affidate: ho dato loro la vita col sacramento della riconciliazione, il servizio della Parola, l’affetto e la presenza costante. Ho solo il desiderio di compiere la volontà di Dio, come mi insegnò il mio parroco. Oggi condivido con te questo dono e mistero, chiedendoti una preghiera, perchè la mia vita sacerdotale sia trasparenza di Cristo. P. Angelo Sardone

Mi hai sedotto, o Dio

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22ª domenica T.O. La seduzione di Dio è un grande atto di amore, la sua violenza è fortezza per il profeta Geremia chiamato ad annunziare cose terribili e scomode. Pur non volendo pensarci né parlare nel nome di Dio, il fuoco ardente contenuto nel cuore e trattenuto nelle ossa glielo impediscono. Il vero culto spirituale è l’offerta del proprio corpo come sacrificio a Dio, il distacco dalla mentalità mondana ed il rinnovamento del pensiero onde discernere in pieno la volontà di Dio e ciò che gli è gradito. La missione di Cristo deve compiersi attraverso la sofferenza, la morte e la risurrezione. Non fu facile comprendere un simile mistero neppure a Pietro che tentò di dissuadere Gesù e fu da Lui aspramente rimproverato. La sequela di Cristo è la logica del contrario contrassegnata dalla croce: perdere la vita per causa sua per ritrovarla. Questo è il vero vantaggio che permette di ricevere da Gesù in compenso il beneficio delle proprie azioni. P. Angelo Sardone

Una imprudente e viscida promessa

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58. «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò» (Mc 6,22).
E’ una scellerata e sciagurata promessa fatta da Erode, re fantoccio, ebbro di potere e sudiciume morale, a Salomè, esile giovinetta, brava nell’arte della danza ma aizzata e mal consigliata da Erodiate, sua perfida ed adultera madre, col cuore ridondante di astio e veleno contro Giovanni il Battista che aveva apertamente deplorato e rimproverato l’acclarato suo adulterio. Il pranzo sontuoso ed il molto vino avevano dato alla testa al re che aveva usurpato la moglie a suo fratello Filippo, portandola nell’entourage della sua corte viziata. Solo un insensato avrebbe potuto fare una promessa del genere per un giro di danza inebriante sensualità mentre Giovanni, che pure egli riteneva giusto e santo, giaceva nelle prigioni vittima della verità e del coraggio dell’accusa. Quando la mente umana è frastornata dalle sozzure sensuali non ragiona e cede il passo alle più avvilenti forme di bassezza fino al punto di rendersi gravemente responsabile finanche di morte. Giovanni paga con la decapitazione la sua coerenza e la verità eclatante delle sue affermazioni. Erode è vittima di una stupida promessa velata da una confusione mentale e di vita, succube di una donna perversa e di una situazione immorale. Non sa tirarsi indietro pur minimamente consapevole del grave errore che ha fatto. Quante situazioni analoghe si verificano anche oggi, riempiono le pagine dei giornali e corrono sul web! Quanta povertà! Che Dio ci salvi davvero! P. Angelo Sardone

Agostino: santo di altissimo profilo

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57. «Dio ha salvato i credenti con la stoltezza della predicazione» (1Cor 1,21).
Gesù conferì la sua missione evangelizzatrice agli Apostoli inviandoli a predicare e dando loro poteri particolari. Prima di ascendere al cielo, rinnovò in maniera definitiva questo invio assicurando la sua presenza sino alla fine del mondo. Gli Apostoli caratterizzarono il loro servizio attraverso la predicazione con la forza conferita dallo Spirito, ed uno dopo l’altro diedero pubblica testimonianza di fede matura nel Signore risorto, versando il loro sangue per Lui. Ai segni dei Giudei ed alla sapienza dei pagani, opposero la stoltezza della loro predicazione, potenza e sapienza di Dio. S. Agostino di Ippona (354-430), di cui oggi facciamo memoria, è uno dei santi più grandi, colti e dotti di tutti i tempi. Ad una vita sregolata, tra gli impegni sociali di rétore, quelli affettivi di amante e padre di un figlio, a seguito della conversione, narrata nelle sue Confessioni, con una acutissima intelligenza menò una vita totalmente rinnovata dalla grazia e proiettata nella predicazione e nel magistero episcopale di una superlativa qualità, che continua ad essere oggi per la Chiesa un insegnamento ed un pascolo dottrinale, teologico, e culturale eccezionale. Le sue numerose opere di carattere filosofico, teologico e pastorale lo hanno consegnato alla Storia come uno dei punti di riferimento per la profondità e l’attualità del pensiero, oltre che padre di tanti uomini e donne che a lui si ispirano nella sequela di Cristo. Non è mai tardi per amare Dio «bellezza tanto antica e tanto nuova». P. Angelo Sardone

Madre esemplare

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56. «Possa tu vedere i figli dei tuoi figli» (Sal 127,6).
I figli sono eredità del Signore e sua ricompensa (Sal 126,3), dono preziosissimo del matrimonio, col quale Dio arricchisce i coniugi che collaborano nel dono della vita umana. Il mistero che si annida nel grembo materno dal primo istante del concepimento, è il prodigio della grandezza di Dio e della grandezza dell’uomo. La gioia di diventare madre, i sacrifici, le rinunzie, le sofferenze, l’impegno diuturno di una donna nei confronti del proprio figlio, a cominciare dal parto, lo svezzamento, l’introduzione alla vita ed alla fede, l’accompagnamento fino alla sua piena realizzazione, sono valori inestimabili. Si apprezza ancora di più l’operato di una madre, soprattutto quando per l’età o la condizione fisica non è più nella floridità intellettiva ed operativa. La liturgia ricorda oggi una delle donne più grandi ed esemplari dell’agiografia cristiana, S. Monica (331-387), madre di S. Agostino, morta ad appena 56 anni. Nata in Algeria da una famiglia cristiana, nobile e colta, fu impegnata con la preghiera, i sacrifici, la presenza e la costante preoccupazione per la sorte del suo figlio primogenito intelligente ma irrequieto e bizzarro. Visse la sua esistenza nell’esemplarità, trasmettendo i valori cristiani a suo marito fino a vederlo convertito, ed all’amato figlio finalmente battezzato ed al servizio del Signore. «Dio mi ha esaudito oltre ogni mia aspettativa» confidò a lui prima di morire. In compenso gli chiese di essere ricordata all’altare del Signore. Le lagrime di una mamma salgono verso l’alto e scendono poi in terra fecondando la vita dei figli. P. Angelo Sardone

Il lavoro nobilita l’uomo

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55. «Abbiamo lavorato duramente notte e giorno» (2Ts 3,8).
Lavoro ed ingegno qualificano la vita dell’uomo perché gli consentono di procurare molti beni con l’iniziativa ed il vigore delle proprie forze. Col lavoro l’uomo presta il servizio alla società, prolunga l’opera del Creatore, si rende utile agli altri e contribuisce alla realizzazione del piano di Dio nella storia. Il lavoro nobilita l’uomo e gli offre la possibilità di esprimere quanto la natura gli ha dato in ingegno, capacità, doni e carismi. Gli inizi della Creazione, dopo il peccato, sono segnati dall’ingiunzione di Dio: «con dolore trarrai cibo dalla terra; col sudore del tuo volto mangerai il pane» (Gen 3,17.19). Se non si lavora non si mangia. Non si tratta semplicemente di un aforisma o di una frase ad effetto del Magistero di S. Paolo, ma di una verità valida per tutti i tempi e per chiunque. La mancanza del lavoro o il rifuggire da esso crea disagio, disordine, agitazione, smoderatezza di vita, parassitismo, oziosa dipendenza. Il pane va guadagnato lavorando con tranquillità. Le situazioni e le condizioni odierne, nelle quali per via dell’emergenza sanitaria e delle sue conseguenze, tanti hanno perduto il lavoro, per molti altri, soprattutto giovani, non ci sono possibilità concrete di impiego, nonostante gli studi, la disponibilità e il bisogno, sembrano impedire questa esigenza naturale. Il lavoro concentrato nelle mani e nel potere di pochi crea grave scandalo e sperequazione. La Dottrina Sociale della Chiesa ha sempre salvaguardato e promosso la necessità del lavoro per tutti, per la piena dignità all’uomo e la comune prosperità. P. Angelo Sardone

La Sacra Tradizione nella Chiesa

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54. «State saldi e mantenete le Tradizioni che avete appreso» (2Ts 2,15).
L’esortazione dell’apostolo Paolo agli abitanti di Tessalonica, si configura nella responsabilità della cura pastorale che ogni ministro del Signore ha nei confronti di quanti gli sono stati affidati dalla misericordia di Dio; una responsabilità che deve mantenere sempre viva e mai affidare agli umori e alle simpatie di turno. La generazione alla vita spirituale implica altrettanta responsabilità da parte del beneficiario che deve mantenersi saldo, cioè ferrato, fedele, perseverante, coerente col bagaglio della fede per poter avanzare e non mollare. La crescita nella fede si basa sulla solidità della dottrina e l’accoglienza delle fonti della Rivelazione, la Sacra Scrittura, il Magistero della Chiesa e la Tradizione, realtà tra loro talmente connesse e congiunte che nessuna sussiste senza le altre, e tutte insieme, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime (DV 10). La Parola di Dio, nutrimento della fede, è gelosamente conservata e fedelmente esposta dal Magistero della Chiesa nella catechesi ordinaria, sacramentale e non, in forma certa sotto la guida dello Spirito Santo. La Tradizione proveniente direttamente dagli Apostoli e dai loro successori è la consegna, che avviene con la predicazione, del deposito della fede, fedelmente conservato, esposto e diffuso. La vita della Chiesa come la vita dei credenti, in essa si consolida con vigore e si ringiovanisce sempre, scrutando alla luce della fede ogni verità racchiusa nel mistero di Cristo, compresa e praticata. P. Angelo Sardone

La coerenza fino in fondo

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53. «Abbiamo trovato Gesù, il figlio di Giuseppe di Nazaret» (Gv 1,45).
Trovare qualcuno o qualcosa è sempre una esperienza bella ed arricchente. La ricerca fa parte essenziale della vita e delle relazioni umane. Quando poi l’oggetto della ricerca adempie le attese e si attesta in una persona, determina entusiasmo e fa dimenticare le fatiche e l’impegno profuso. La liturgia odierna ricorda San Bartolomeo (Natanaele), il più diffidente fra gli Apostoli nei confronti di Gesù che proviene da Nazaret, donde, secondo un proverbio, non ci si poteva aspettare nulla di buono. Filippo gli comunica di averLo trovato e lo invita con insistenza: «Vieni e vedi!». Gesù, che lo conosce bene, mentre lo vede venire incontro pronunzia a suo riguardo un sorprendente elogio: «Ecco un Israelita in cui non c’è falsità!», come a dire: «ecco una persona tutta d’un pezzo, coerente fino in fondo, un vero credente!». Bartolomeo rimane fortemente sorpreso. Gesù gli dimostra ancora che sa tutto e gli cita la particolare circostanza nota solo a lui, l’albero di fichi sotto il quale si trovava. Non si sa cosa stesse facendo. Vistosi scoperto Bartolomeo abbatte le sue barriere ideologiche e pregiudiziali e fa la sua professione di fede: «Tu sei Figlio di Dio, il Re d’Israele». La sua fede, il suo impegno, la sua opzione fondamentale per Cristo non verranno mai meno neppure dinanzi al terribile martirio che subirà, quando per amore di Cristo e del suo vangelo, sarà scorticato vivo! Coerenza e tenacia sono propulsori di una fede che fa maturare fino all’eroismo. P. Angelo Sardone