Autore: Angelo Sardone
Sperequazioni e favoritismi banditi dall’assemblea liturgica
«La vostra fede sia immune da favoritismi personali» (Gc 2,1). La lettera di Giacomo, fa parte del gruppo delle cosiddette lettere “cattoliche” cioè universali, diretta particolarmente ai giudeo-cristiani. L’autore sarebbe Giacomo, parente di Gesù, che aveva un ruolo di primo piano nella Chiesa di Gerusalemme. Lo scritto ivi redatto, sembra una antologia di brani o una omelia, databile tra il 60-70. Presenta la teologia della vita cristiana concreta con riferimenti precisi alla Parola di Dio, alla preghiera, alle tentazioni, alla fede, all’attenzione caritativa verso gli altri e le rispettive implicazioni sociali. La Chiesa si specifica come comunità che trova la sua unità nella preghiera liturgica e nei diversi aspetti della vita. I dislivelli e la sperequazione sociale minano la sua unità. La contraddizione viene determinata da atteggiamenti di riguardo verso i ricchi e di disattenzione o riprovazione verso i poveri: ciò sminuisce la genuinità della vita cristiana. Non si può mantenere l’originalità della fede praticando riguardi indebiti o favoritismi nei confronti delle persone soprattutto nell’assemblea liturgica. Chi li pratica si tira fuori da un contesto vero di fede. L’ipotesi raccontata da Giacomo può non essere dissimile da una certa dinamica di relazioni comunitarie anche oggi: il riguardo dato al ricco, vestito di lusso cui è riservato un posto d’onore, contrasta con analogo atteggiamento nei confronti del povero costretto invece a rimanere in piedi o a sedersi ai piedi degli altri. Tali atteggiamenti sono bollati come pensieri di giudici perversi, tentennamenti ed esitazioni nella fede che dovrebbe invece essere immune da simili comportamenti. P. Angelo Sardone
EFFATA’, APRITI
XXIII domenica T.O. Vendetta e ricompensa vengono da Dio per chi è smarrito nel cuore: gli occhi si aprono, gli orecchi si schiudono, la lingua grida di gioia. Anche la natura ne risente: la terra bruciata diviene palude e dal suolo riarso scaturiscono sorgenti. La guarigione del sordomuto ad opera di Gesù, adempie la profezia di Isaia. I gesti sono altamente divini e creativi: pone le sue dita nelle orecchie, con la sua saliva tocca la sua lingua e comanda: “effatà!”, apriti! Si aprono gli orecchi e gli si scioglie la lingua! L’evento è testimoniato dalla gioia irrefrenabile dei presenti che lo proclamano con stupore. La preferenza di Cristo è per i poveri ed i bisognosi: ogni suo intervento supera qualsiasi favoritismo personale e discriminazione tra ricco o povero, e guarda al vero bene dell’individuo. Se c’è una preferenza da fare, questa è senza dubbio per il povero. P. Angelo Sardone
San Gregorio Magno
«Gregorio, cercava sempre il volto di Dio e abitava nella gioia del suo amore» (Liturgia propria). La Chiesa ricorda oggi uno dei suoi più grandi papi e santi dottori, Gregorio (540-604) cui fu attribuito il titolo di Magno cioè grande. Romano di nascita e patrizio di provenienza familiare con genitori cristiani, percorse un cammino di impegno molteplice nella società e nella Chiesa: fu avviato alla carriera da senatore e fu Prefetto di Roma, fu monaco e abate del monastero di Sant’Andrea sul Celio e quindi papa. Il suo impegno pastorale fu intenso, molteplice e lungimirante sia nella carità che nell’azione missionaria. La storia lo ricorda come scrittore prolifico in campo spirituale, pastorale e morale, legislatore liturgico e del canto sacro, autore di un Sacramentario che divenne la base del Messale Romano. La vasta esperienza acquisita nel mondo monastico, nella conoscenza dell’Oriente e nella carriera sociale, gli valse per assolvere in maniera egregia il compito di papa su tutti i versanti dell’azione pastorale, dalla liturgia alla carità, dalla legislazione giuridica alla predicazione, dallo studio biblico all’insegnamento. È fondamentale la sua “Regola Pastorale” un’opera di assoluto prestigio sull’identità del vescovo, maestro e pastore del gregge, predicatore, esemplare e punto di riferimento per tutti. La sua azione più efficace rimane comunque il percorso di santificazione in perfetta simbiosi con tutte le attività ecclesiali e sociali. S. Gregorio è un esempio mirabile per i vescovi ed i sacerdoti di ogni tempo e un modello superlativo di sapienza ed intelligenza. P. Angelo Sardone
La sorte dei Santi nella Luce
«Ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce» (Col 1,12). Dopo l’indirizzo di saluto ed il ringraziamento a Dio per il dono della fede, la carità verso gli altri cristiani a motivo della speranza che i Colossesi manifestano, Paolo innalza al Signore una preghiera. In essa è contenuta la richiesta di concessione di una profonda conoscenza della volontà di Dio con tutta quanta la sapienza e l’intelligenza spirituale, non come acquisizioni umane ma come suo dono. Tutto ciò permette al cristiano di comportarsi secondo la sua personale vocazione, camminando in maniera degna del Signore. Ma per essere forte e perseverante la comunità cristiana ha bisogno della presenza di Dio, alimentata dalla certezza che Egli viene sempre in aiuto, e dalla larghezza d’animo sostenuta dalla necessaria pazienza. Infine l’invito alla comunità a ringraziare il Signore che in Cristo ha operato la salvezza e la liberazione dal peccato. Egli ha aperto il passaggio alla sorte dei Santi, cioè al destino finale riservato inizialmente ad Israele sostenuto dalle promesse dell’Antico Testamento, ed ora esteso anche ai pagani convertiti, non solo in riferimento al luogo dove Dio abita ma anche alla vita presente. La luce indica il luogo glorioso nel quale Dio ha collocato i suoi Santi. La partecipazione a questa sorte è espressione della speranza. Paolo comunica così concetti teologici di alto spessore per comprendere i quali è indispensabile una preparazione adeguata ed un accompagnamento introduttorio alla lettura. La liturgia giornaliera propone l’ascolto e forma la mente ed il cuore ad un autentico cammino di vita cristiana. P. Angelo Sardone
Il vangelo si diffonde dappertutto
«Il Vangelo che è giunto a voi porta in tutto il mondo frutto e si sviluppa» (Col 1,6). La lettera di Paolo ai Colossesi costituisce un gruppo omogeneo insieme con quella agli Efesini e a Filemone. Fu redatta tra il 61 ed il 63, mentre era prigioniero molto probabilmente a Roma. Colossi era una città dell’Asia Minore (l’attuale Turchia) presso una grande strada che collegava Efeso col fiume Eufrate. Non era stata evangelizzata direttamente dall’Apostolo ma da Epafra, che, formato alla scuola di Paolo e suo collaboratore, svolse a Colossi la predicazione secondo i canoni appresi dal maestro. Proprio lui gli portò notizie allarmanti sulla città a proposito di speculazioni a base di giudaismo ed influenze filosofiche provenienti dal mondo ellenista che potevano oscurare la supremazia di Cristo. Paolo allora scrisse la lettera affidandola a Tichico altro suo collaboratore. In essa si trovano le idee dominanti della sua predicazione: Cristo ha il potere sul mondo, è al di sopra di tutte le potenze cosmiche e della vita quotidiana dei cristiani. Il Vangelo, ossia la Parola di verità, annunziato da Epafra è il contenuto di tutta la predicazione apostolica: è proclamato in tutto il mondo allora conosciuto, si sviluppa e porta frutto. Dio opera con la forza della sua Parola in maniera sorprendente e predominante: il missionario è semplicemente un suo tramite e strumento. Il Vangelo ha in se stesso la forza espressiva e divulgativa. Qualunque missionario di ieri o di oggi non è altro che un ministro, un annunziatore forte e mite della Parola che salva. P. Angelo Sardone
La seconda e definitiva venuta di Cristo
«Il giorno del Signore verrà come un ladro di notte» (1Tes 5,1). I Tessalonicesi erano preoccupati nel vedere tardare la seconda venuta del Signore e si chiedevano quale fosse la data esatta e l’ora. Era una delle questioni dibattute nella comunità. La prima lettera di S. Paolo è imperniata sulla venuta gloriosa di Cristo. Le espressioni da lui adoperate contrastano la situazione di lassismo che aveva ingarbugliato la vita cristiana degli abitanti di Tessalonica. Il suo scopo e preoccupazione sono quelli di suggerire i modi per superare i pericoli dell’ultima e grande ora. Il giorno del Signore, cioè la sua manifestazione definitiva, è incerto e per tanti versi fatale: giungerà come un ladro che irrompe in casa. È incerto il momento nel quale ciascuno sarà chiamato a rendere conto della sua esistenza terrena attraverso il passaggio della morte ed il primo giudizio. Incertezza e rischi diversi sono tenuti a bada da un’attenzione desta in ogni momento, al pari dei dolori di una donna incinta che sta per partorire. Alla pace ed alla sicurezza decantata si opporrà la precipitazione improvvisa della rovina. Questa sottolineatura è in linea con diversi passi apocalittici riportati anche dai profeti. La conoscenza di queste particolari situazioni e dei modi di come attenderle, deve essere sempre nota. Chi vive nel peccato vive nell’ignoranza di Dio, accecato spiritualmente e moralmente. La tematica, attuale in ogni tempo, più che sconvolgere e far ricercare ostinatamente una probabile data, deve indurre invece a vivere bene il presente, come kairos, cioè tempo propizio per fare il bene. P. Angelo Sardone.
La forza della legge, la forza dell’amore
«Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo» (Dt 4,2).
Il Deuteronomio è il quinto dei cinque libri di Mosè (Pentateuco). Fa da corollario all’Esodo e contiene tre grandi discorsi di Mosè con un vero e proprio tono omiletico. In esso viene ribadita l’importanza di osservare la Legge di Dio ed i suoi precetti e di ripudiare gli dei stranieri: è infatti Jahwé che ha condotto il popolo d’Israele fuori dall’Egitto nel deserto e nella Terra promessa. La Legge di Dio è contenuta nelle diverse raccolte del Pentateuco che dimostrano lo sviluppo della legge israelita con l’incremento della stessa società. Costituisce la base essenziale della fede e della vita del popolo. L’autorità della legge è determinata fondamentalmente dall’adesione all’alleanza: vivere sotto la legge era il dovere che le clausole dell’alleanza avevano imposto. Ogni legge era l’espressione della volontà di Dio, un dovere religioso, un obbligo sacro. Tutto ciò non solo per evitare l’anarchia ed il disordine, ma soprattutto per affermare la condizione teocratica del popolo che aveva Dio come Signore di tutto e legislatore. La sua libertà anche se sembrava condizionata, era in effetti protetta. Ciò spiega anche il fatto che le prescrizioni e le normative scritte, sono in un certo senso blindate da Dio stesso perché sono più saggi e più giusti di quelli degli altri popoli. Così viene garantita l’esistenza ed attraverso i comandamenti si è introdotti nella vita del Signore. La vita libera è legata all’obbedienza ai precetti. La disobbedienza può comportare la perdita della terra. Il rapporto con Dio, comunque non è questione giuridica, ma di cuore. La sua legge fondamentale è l’amore perché Dio è amore, è libertà, è unità e verità. P. Angelo Sardone
