Domenica delle Palme

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Oggi è un giorno di speranza. In verità ogni giorno, per il cristiano, è giorno di speranza. La Domenica delle Palme che dà inizio alla Settimana Santa è preludio della Pasqua del Signore. Il rigore imposto dall’attuale situazione avvolge il cuore in un velo di malcelata tristezza per l’impossibilità di partecipare fisicamente nelle nostre chiese all’assemblea dei fratelli e alla comunione eucaristica. Come i discepoli, chiediamo a Gesù dove vuole che prepariamo per Lui perché possa mangiare la Pasqua. La sua risposta quest’anno, a pensarci, ci sorprende: «Il tempo è vicino. Voglio fare la Pasqua da te, nella tua casa, nell’intimità e nel calore della tua abitazione e della tua famiglia, autentica chiesa domestica». E’ il tempo dell’efficacia della grazia e Gesù viene a visitare la nostra casa ed a stare con noi. Prepariamo tutto l’occorrente per la singolare celebrazione: la mensa con la suppellettile più preziosa, il libro della Parola, il cero della fede, la palma di ulivo, i canti di gioia e, soprattutto, i nostri cuori. Gesù si siede con noi, parla dolcemente al cuore di ciascuno, sorride, asciuga qualche lagrima, si lascia accarezzare dai bambini. Seppure misticamente nel Cenacolo della nostra casa si rinnova l’Eucaristia, dono supremo dell’amore offerto sull’altare della croce, nell’attesa che si compia la “beata speranza”. In forza del sacerdozio battesimale, presentiamo i nostri doni: gioie e speranze, paure, tristezze e angosce di noi che siamo nella prova, dei poveri e dei sofferenti. Gesù, sommo ed eterno sacerdote, parla al cuore, dona un abbraccio di consolazione e di pace e consegna a ciascuno il pane della carità da condividere con gli altri con un gesto di amore: una telefonata, una preghiera, un pensiero affettuoso, una palma, espressioni tutte di solidarietà, condivisione e di vicinanza. Così questo giorno si qualifica ancora di più come “giorno della fede nel Signore crocifisso, morto e risorto”. Ed allora la speranza cristiana, la nostra speranza, diviene lievito e luce della stessa speranza umana. P. Angelo Sardone

Maria, madre Addolorata

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Siamo nati da una donna. Quando è sbocciata la nostra vita in lei, è diventata madre ed il suo grembo, sorgente, custodia della vita e tabernacolo santo. Siamo cresciuti nelle sue acque primordiali alimentati dalla sua stessa vita, dal suo sangue, coccolati dalle sue emozioni, fortificati dalla tenerezza e ricchezza dei suoi sentimenti, custoditi con premurosa attenzione, preservati amorevolmente da ogni contagio. Il suo cuore ha pulsato in sincronia col nostro cuore. Dal grembo di un’altra madre, la Chiesa, nelle acque del Battesimo siamo stati generati ad una vita nuova, “immessa per Cristo in Dio” e purificati dalla colpa originale. Con la crescita nella vita e nella fede abbiamo scoperto e beneficiato della presenza di una terza madre, la Vergine santa, Maria di Nazaret. “Novella Eva”, da Dio è stata resa due volte madre: quando ha generato Gesù alla vita umana, quando dal suo Figlio, nell’atto supremo dell’offerta sacrificale e della morte cruenta, è stata costituita ed indicata vera “madre di tutti i viventi”. Col dolore del parto siamo nati alla vita; sotto la croce di Cristo, mistero di redenzione e principio di vita eterna, la madre Addolorata e Desolata, per volere del Figlio, ci ha assunto come figli di una nuova umanità. Il dolore per il peccato del mondo che continua a lacerare il corpo immacolato del Figlio Gesù e ad appesantire il suo braccio santo, è da Lei alleviato mediante la materna intercessione e l’incessante premura con la quale invita tutti a “fare tutto ciò che Egli ci dice”. Cura le nostre ferite col balsamo profumato del suo amore, e, soprattutto nel tempo dell’angustia, sorregge la nostra speranza, alimenta la fiducia nella salvezza ed invoca per tutti perdono e misericordia. Sperimentiamo l’efficacia della sua mediazione e la grazia della sua presenza nella nostra vita, nella misura in cui accogliamo il messaggio di Cristo, e, come Lei, lo meditiamo nel cuore e lo realizziamo giorno per giorno. Un’autentica devozione a Maria passa attraverso una convinta adesione a Gesù Cristo. P. Angelo Sardone

Si vive e si muore ogni giorno

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Si impara a vivere ogni giorno. L’arte della vita si apprende dalla morte. Ogni giorno è un giorno di vita ed un giorno di morte. La conclusione dell’esistenza umana, a qualunque età ed in qualunque modo essa avvenga, lascia sempre un grande vuoto, un immenso dolore, un angosciante interrogativo. L’uomo è stato creato per la vita: ma allora perchè la morte? L’apprendiamo con dolore come conclusione e distacco; la constatiamo con orrore, la raccontiamo con pudore come sfera delle realtà sacre. La morte è un nonsenso, è un mistero: pur tentando di dare una risposta, l’uomo rimane comunque deluso. A meno che non si rifugi nella fede. Gesù Cristo, come uomo, ha voluto subire la morte: in Lui essa ha avuto il valore universalmente purificatore, ha realizzato la radicale riparazione del peccato, ha fatto riconquistare la grazia ed ha aperto la strada della risurrezione per vita senza fine. Le notizie di questi giorni mettono a dura prova la stabilità emotiva, le certezze alle quali si aggrappa la vita, determinano lo stupore silente dinanzi agli imperscrutabili voleri di Dio e soffocano il dolore nelle lagrime che rigano il viso e solcano il cuore. Anche Dio piange con noi. La sua lagrima scende dal cielo ad ogni morte sulla terra: battendo sull’arida roccia del suolo calcareo e sul cuore sanguinante di chi piange, schizza violentemente e diventa un oceano che invade il mondo, un torrente di consolazione che investe il cuore, acqua battesimale che purifica e santifica. Nel sangue di Cristo e nella sua morte in croce si apre la certezza della vita eterna. In questa fede, la vita sulla terra matura e ciascuno trova un senso per guardare con occhi diversi la realtà che ci circonda e la morte che ogni giorno invade la vita. P. Angelo Sardone

Preghiamo per le vocazioni

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Oggi è il primo giovedì del mese di aprile, giornata dedicata alla preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose. In forza della mia vocazione rogazionista, pubblico una scheda-immagine con tre brevi Preghiere al Signore della messe per gli operai del Vangelo, scritte da S. Annibale Maria Di Francia, apostolo della preghiera per le vocazioni. Facciamolo conoscere e divulghiamo adeguatamente queste preghiere. P. Angelo Sardone

Eucaristia e Sacerdozio

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La più terribile malattia dell’uomo è la mancanza di amore. Gesù Cristo ha posto rimedio a questa carenza non solo dando prova di un amore senza limiti «fino alla fine», ma anche facendo dono dell’Eucaristia e del Sacerdozio, sacramenti istituiti contestualmente nella sua ultima cena. Il rito arcaico della pasqua ebraica che segnava per il popolo dell’alleanza il passaggio dalla schiavitù egiziana alla libertà, viene sostituito dal rito memoriale del “nuovo ed eterno testamento” per il nuovo popolo di Dio: si mangiano le carni dell’Agnello «che toglie il peccato del mondo»; il compito di confezionare nel segno del pane e del vino il mistero più difficile della fede è affidato al ministero dei nuovi “leviti” che, costituiti da Cristo sacerdoti «al modo di Melchisedek», accolgono la decima di ogni cosa e donano la benedizione. Da allora l’Eucaristia, dono supremo di amore, cammina di pari passo col Sacerdozio, dono misterioso di altrettanto amore, posti l’uno in funzione dell’altro. La realtà sublime del corpo e sangue di Cristo postula l’altra grandiosa della sua “confezione” e del servizio oblativo del sacerdote al popolo di Dio. Se viene a mancare il Sacerdozio, non c’è più Eucaristia. Il cammino di vita del credente è segnato da queste presenze che non verranno mani meno “fino alla fine dei secoli”. Il “pane del cielo” che dà la vita sostiene giornalmente l’uomo e la sua salute fisica e spirituale. Il sacerdozio, donato da Cristo a uomini scelti, segnati dalla debolezza della natura umana, è testimonianza concreta dell’amore di Cristo e servizio del popolo per le cose che riguardano Dio, nell’offerta di doni e sacrifici per i peccati. Se ciò è valido in ogni tempo, lo è particolarmente nell’attuale situazione di disagio nella quale il popolo santo di Dio sta vivendo con dolore la privazione materiale del cibo eucaristico e della presenza e vicinanza fisica del sacerdote per la celebrazione della S. Messa e l’amministrazione della Riconciliazione. La mediazione informatica favorisce la presenza virtuale del sacerdote nella casa e nella vita dei fratelli e delle sorelle nella fede. Egli, in effetti, garantisce con la sua preghiera e la celebrazione della S. Messa, azione liturgica per eccellenza che va oltre il disagio dei banchi vuoti e della chiesa chiusa, la presenza e l’efficacia dell’amore di Dio che colma nell’uomo il suo bisogno di amore. P. Angelo Sardone

Il Dio fedele e provvidente

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La fedeltà di Dio è misericordia. Questa grande verità accompagna la vita dell’uomo sulla terra, la indirizza per sentieri di speranza, la sostiene in tempi di tribolazione, la vivifica con la Grazia. Nonostante l’uomo spesso volti le spalle a Dio, stravolga le leggi della natura, viva come se tutto dipendesse da lui, dalla sua intelligenza e dalla sua “volontà di potenza”, Dio lo rincorre, gli tende le braccia, gli dona provvidenza, lo attrae a sé, gli offre misericordia. La storia lo insegna, abbondantemente. Con pazienza il Signore ricomincia ogni giorno, è vicino a ciascuno, guida e sorregge. Il ritmo della vita, il corso anomalo delle stagioni, la ricerca esasperata del profitto senza scrupoli, la stessa natura umana talora asservita ad opinioni insensate e scelte sciagurate che contraddicono la legge immessa da Dio nel cosmo e nell’uomo, ricadono sul carico di responsabilità dell’uomo stesso, rendono fiacca la sua mente, debole il suo pensiero, vulnerabile il suo corpo, irresponsabile il suo agire. Ma Dio rimane fedele, anche in mezzo alla sventura. Il Figlio Gesù “testimone fedele” (Apc 1,5) guarda dal cielo, ogni giorno “viene e visita la terra” (Sal 79,15) e “sazia la fame di ogni vivente” (Sal 114,3). Alla fedeltà di Dio deve corrispondere la fedeltà dell’uomo, la nostra fedeltà, che si esprime con la perseveranza nell’impegno, la collaborazione intelligente nella salvaguardia del creato e della natura, la fantasia nell’esercizio della carità verso tutti, la retta autonomia per scoprire, usare e ordinare gradatamente ogni cosa, e per rispondere all’Amore con l’amore. La speranza che si arresti il flagello e che tutto presto torni alla normalità, si traduce allora in termini di “fedeltà” a Dio che è Padre provvidente e Amore misericordioso. P. Angelo Sardone

Gesù Cristo, risposta ad ogni paura

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La risposta ad ogni paura ed alla stessa morte non è una parola, ma una persona, Gesù Cristo. Non è tanto il frutto di un ragionamento, ma la constatazione di una realtà che si sperimenta soprattutto nei momenti più duri della difficoltà e del dolore. Quando dense nubi si addossano alla mente, quando la paura avvinghia il cuore, quando la solitudine strazia e l’impotenza fa sentire inutile, allora è il momento di guardare in alto e di tendere gli occhi verso l’Altro. Tutto ciò che circonda può essere tribolazione ed angoscia, limitazione di libertà e costrizione, ma è pur vero che «la verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo» (Sal 84,12). Puntualmente. Dicono che i Santi ogni giorno si preparavano a morire. Esorcizzavano la paura della fine della vita con la certezza dell’incontro con Dio, con il pensiero della liberazione dal momentaneo leggero peso della tribolazione, con la gioia della pienezza dell’amore e della vita senza fine. La retorica non ci sta più se si pensa che lo stesso Gesù Cristo nell’orto della passione, ha avuto paura ed ha sudato sangue. Questa teologia della realtà presenta l’Uomo-Dio che ha assunto la dimensione umana e vulnerabile della creatura per fortificarla, per trasformarla. Le ansie, la tristezza, la paura, le lagrime, sono state fatte proprie da Lui e sublimate nel sacrificio che non si è fermato al Getsemani ma si è compiuto pienamente nel mistero della risurrezione, infrangendo le leggi della tomba e divenendo vera sorgente di ogni benedizione. La nostra certezza è dunque Gesù perché è Lui la risposta più vera, più convincente, più attuale a quel mistero del dolore e della morte che avvolge la vita sulla terra. L’adesione a Cristo si esprime con l’accoglienza della sua volontà e la preghiera che è bene accetta se proviene da un cuore povero ed umile. P. Angelo Sardone

La speranza

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Quando sembra che tutto vacilli, quando la fede barcolla, quando vengono a mancare i sostegni indispensabili ed ogni certezza viene meno, allora è tempo di sperare. Si dice che la speranza è la virtù dei forti: essa, come disposizione abituale a fare il bene, «rende capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova» (Catechismo Chiesa Cattolica, 1808). Siamo nella prova, forse la più dura per queste generazioni e per questi tempi. E’ necessario tenere duro, avere pazienza e rafforzare ogni giorno la decisione di resistere, abbandonarsi alla certezza che Dio è con noi, Lui che ha vinto il male, la malattia, la morte. Siamo in difficoltà da ogni parte. Il buonsenso ed un briciolo di fede matura ci aiuta ad «applicarci con maggiore impegno alle cose udite per non essere sospinti fuori rotta» (Eb 2,1). E’ un rischio ed un pericolo reale. Facilmente si può andare fuori rotta con la mente, con i comportamenti, con le scelte, con gli equilibri che saltano. Ogni nuovo giorno, annunziato dal sole che torna a nascere, è tempo propizio per ascoltare la coscienza, per sintonizzarsi con la Parola di Dio proposta dalla Liturgia e dalla Celebrazione eucaristica, per comprenderla meglio, per reagire con forza, per cambiare alcune abitudini non buone di vita. Si protrae la sosta in casa: anche se imposta dalle attuali necessità, senza l’indispensabile sostegno sacramentale e l’assenza di dinamica relazionale urbana fatta di incontri reali, condivisione di parole e di gesti concreti, essa può essere feconda se è sostenuta dalla speranza. La speranza si nutre di preghiera e la preghiera non è evasione, ma “invasione” di Dio nella vita, per darle certezza, forza, coraggio. La speranza per noi cristiani non è semplicemente un concetto o una virtù, è un atteggiamento che apre ad un incontro fecondo, ad un rapporto d’amore appagante, nel quale quello che diamo è la minima parte in confronto a ciò che riceviamo. P. Angelo Sardone

Seguire Gesù

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Seguire Gesù significa imitarlo. Si tratta non solo di camminare seguendo le sue orme, ma anche e soprattutto ricopiare nella propria vita i suoi sentimenti, fare diventare nostri i suoi pensieri, accogliere come Lui la volontà del Padre, prendere ogni giorno la croce, perdere la propria vita per amore suo. Tutto questo non è facile e non è mai scontato. Un vero livello di maturità umana e di fede si raggiunge gradualmente, come una autentica conversione si persegue giorno per giorno, a costo di sacrifici, impegni, rinunce. La vita è come uno stadio dove si corre, a volte con tanti ostacoli, per raggiungere il traguardo ed il premio. Per correre bisogna essere allenati. Non si può desiderare la vittoria senza conoscere l’entità del percorso e, soprattutto, senza la debita preparazione che a piccoli passi prima, e poi a falcate fa guadagnare metri e kilometri di strada fino a quando, alla fine, il moto diventa più veloce. E’ questa la parabola della vita, anche quando non ci credi. Per te che credi, c’è un vantaggio. Il percorso, anche se accidentato, non lo fai da solo. Se ci credi davvero, c’è Gesù accanto che ti sorregge, c’è un Angelo posto a tua custodia che ti precede, c’è la madre di Gesù, Maria, che ti sostiene ed asciuga il tuo sudore; ci sono fratelli e sorelle che corrono con te. La tua vittoria è la loro vittoria. Il tuo premio è il loro premio. Condividi la corsa ed il premio con gli altri: ti fermi per aiutarli, ti rialzi quando cadi e li aiuti a rialzarsi. Non vuoi arrivare da solo, vuoi arrivare e conquistare il premio con gli altri, anzi desideri che anche chi ti è accanto, chi ti è avversario, lo prenda, non ha importanza se prima o dopo di te, l’importante che lo conquisti. In un tempo di giornaliera preoccupazione, capisci ancora di più che non sei solo. La gioia della domenica, anche se soffocata per la mancanza della mensa eucaristica sacramentale, sia sorretta dalla Parola di Dio, pervada il tuo cuore e si diffonda nella tua casa come profumo di amore, come speranza di vita. P. Angelo Sardone

La risurrezione di Lazzaro

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Vª domenica di Quaresima. La Parola di Dio è chiara ed efficace: il Signore apre i sepolcri, fa uscire dalle tombe, riconduce nella Terra promessa. Lo Spirito fa rivivere e fa riposare. Non possono piacere a Dio coloro che sono sotto il dominio della carne e la schiavitù delle passioni perverse ed ingannatrici. Il corpo morto al peccato, è dominato ed inabitato dallo Spirito che è vita. Non tutte le malattie portano alla morte ma sono per la gloria di Dio e la crescita nella fede. Ne è prova la risurrezione di Lazzaro, che manifesta il potere di Cristo sulla morte. Per Lui, infatti, la morte dell’amico che amava, è semplicemente un sonno. Gesù partecipa intensamente al dolore delle sorelle Maria e Marta che manifestano una fede matura, con uno spiccato senso di umanità che sorprende: per ben due volte si commuove profondamente fino a scoppiare in pianto. Tanto è l’amore per l’amico ed il peso della condivisione del dolore con quella famiglia! Poi con voce potente comanda a Lazzaro di venire fuori dal sonno della morte ed ingiunge agli spettatori sorpresi di scioglierlo dalle bende e dal sudario e di lasciarlo andare in libertà. Fa la stessa cosa con noi quando più volte ci fa risorgere dal peccato con la potenza della sua misericordia e la grandezza del suo amore. P. Angelo Sardone