Il grande missionario dell’Est del mondo

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La semina del mattino

519.«Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro; gli occhi dei ciechi vedranno» (Is 29,18). La venuta del Signore è sconvolgente. La stessa natura subisce l’impatto della sua presenza. Si mutano le cose. L’attesta la simbologia profetica: il Libano rigoglioso diviene un frutteto; il frutteto diviene una selva. I sordi odono e gli occhi dei ciechi vedono; gli umili si rallegrano, i poveri gioiscono. La predicazione del Vangelo porta la sapienza che apre alla comprensione delle cose e coloro che la ricevono santificano il nome del Signore e lo temono. Nella linea della predicazione, arso dello zelo dell’annunzio si muove il più grande missionario dei tempi moderni S. Francesco Saverio (1506-1552). L’incontro con Ignazio di Loyola e Pierre Favre fu determinante nella sua vita: da loro e con loro nasce la Compagnia di Gesù, il 15 agosto 1534. In risposta all’invito di papa Paolo III, partì missionario per l’evangelizzazione nelle Indie orientali giungendo a Goa dopo un anno di viaggio e poi a Taiwan. Mentre era impegnato in Giappone nel 1549 a Kagoshima cominciò a vagheggiare l’idea di raggiungere la Cina, ma essendosi ammalato morì nell’isola di Sancian. Il suo ardore missionario, vigoroso e seducente, tocca vertici molto alti nelle sue espressioni rimaste celebri e contenute in una lettera a S. Ignazio. Desiderava percorrere le Università d’Europa e gridare come un pazzo per scuotere le coscienze indicando il gran numero di anime che si perdono per mancanza di evangelizzazione. «Mandami dove vuoi!» rimane il suo grido di battaglia. Le Indie oggi sono la nostra povera Europa sempre più scristianizzata e repellente alle profonde sue radici cristiane, fino a rifiutare finanche il Natale! P. Angelo Sardone