Pecore e pastori

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La semina del mattino, 5. «Le folle erano stanche e sfinite» (Mt 9,36).
Erano in tanti a seguire Gesù, attratti dall’autorità del suo linguaggio, dalla concretezza delle sue azioni, dall’efficacia di ogni suo intervento. Non badavano neanche ai bisogni più elementari ed alle necessità impellenti, affascinati com’erano dal Maestro. C’era di tutto: piccoli e grandi, malati e sani, depressi ed esaltati, ricchi e poveri. L’immagine dipinta dall’evangelista Matteo e da Marco è inequivocabile e le tinte sono intense: le folle erano stanche e sfinite come pecore senza pastore. Mosso da una profonda compassione, in riprese diverse Gesù diede loro da mangiare, cominciò ad insegnare, guarì i malati. Mentre mandava i discepoli in missione, con un intervento sorprendente delineò infine un criterio di vicinanza e condivisione nella sintesi di un comando: «Pregate il Signore della messe perché mandi gli operai!». Le pecore di ieri e di oggi, angosciate per le tristi situazioni della vita, le malattie, i disagi, le solitudini, le amarezze, le delusioni, hanno bisogno di pastori pieni di compassione che ascoltino, condividano, che guidino il gregge. Che, soprattutto, siano “pastori buoni”, interessati al vero bene, alla cura ed al progresso del gregge, alleviando la fatica e sorreggendo la spossatezza. «Pastori secondo il cuore di Dio», dice S. Annibale. Per averli bisogna meritarli, bisogna chiederli incessantemente. Bisogna poi ascoltarli e seguirli, proprio come le folle facevano col Maestro. P. Angelo Sardone