Domenica delle Divina Misericordia

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La domenica successiva alla Pasqua da antichissima tradizione è denominata Dominica in albis vestibus depositis o più semplicemente “Domenica in albis”. Essa evoca l’azione con la quale i neo-battezzati, «bambini appena nati, fanciulli in Cristo, nuova prole della Chiesa» (S. Agostino), dopo aver ascoltato le catechesi mistagogiche (cioè di introduzione al mistero), deponevano la veste bianca ricevuta col Battesimo nel corso della veglia pasquale e che avevano indossato per l’intera settimana. La veste era il segno della nuova dignità di cristiani, l’abito della festa, quasi un “matrimonio spirituale” (S. Giovanni Crisostomo) celebrato per otto giorni, quanti ne erano passati dalla Risurrezione di Cristo fino alla terza sua apparizione nel Cenacolo di Gerusalemme. Di qui è nata l’ottava di Pasqua, come un unico giorno di festa. Dall’anno 2000 per volere di S. Giovanni Paolo II la domenica che la conclude è detta “della divina Misericordia”, un titolo legato alle rivelazioni di Gesù alla santa polacca Faustina Kowalska. Il Cuore di Gesù ed il suo costato aperto sono la sorgente della misericordia infinita di Dio che si sperimenta particolarmente con i sacramenti della Riconciliazione e della Eucaristia. La grande misericordia consiste nella ri-generazione operata da Cristo con la sua risurrezione nella quale ha donato una «speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce». Pace, gioia, Spirito Santo e potere di rimettere i peccati concesso agli apostoli, sono i doni pasquali elargiti da Gesù la sera stessa della risurrezione. Otto giorni dopo, il dito nel segno dei chiodi nelle mani e nei piedi e la mano nel fianco del costato sono i gesti che Gesù Cristo chiede di compiere a Tommaso, apostolo incredulo, il quale si arrende dinanzi all’evidenza con un grandioso e sintetico atto di fede: «Signore mio e Dio mio!». E Gesù pronunzia l’ultima delle beatitudini riservata a coloro che pur non avendo visto credono. La fede nel Signore risorto esige una nuova dinamica di vita, che deve esprimersi, come per la primitiva comunità cristiana di Gerusalemme, con la perseveranza e la frequenza assidua all’ascolto dell’insegnamento degli apostoli, cioè la catechesi, alla comunione fraterna, alla frazione del pane, cioè l’Eucaristia, alle preghiere, unitamente alla condivisione dei beni materiali e spirituali: il tutto in letizia e semplicità di cuore. La nostra giornata sia ricolma di gioia, anche se per ora, per un po’ di tempo, siamo afflitti da varie prove, che in questi giorni hanno nome di pandemia, impedimenti relazionali ad ampio raggio, sociali, scolastici, lavorativi, ecclesiali. In questa maniera sta maturando la nostra fede, messa alla prova insieme con la pazienza e la costanza, perché possiamo raggiungere la mèta cioè la nostra ed altrui salvezza. Gesù, Divina Misericordia, continui a riversare con generosità la sua misericordia sul mondo intero anche con l’abbondanza di “buoni ed evangelici operai”. S. Annibale Maria Di Francia affermava infatti che la preghiera per le vocazioni, è la «misericordia delle misericordie». Buona domenica nella pace e nella gioia del Signore risorto. P. Angelo Sardone