I giovani ebrei alla corte di Nabucodonosor

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«Mettici alla prova per dieci giorni, dandoci da mangiare verdure e da bere acqua quindi deciderai di fare con i tuoi servi come avrai constatato» (Dan 1,12). Nel 587 a.C. si compie interamente il misfatto per Gerusalemme. Ciò che era cominciato dieci anni prima, si realizza fino in fondo. La città di Sion, il punto di riferimento religioso e sociale di Israele cade abbattuta dalla dirompente forza di Nabucodonosor con la relativa deportazione a Babilonia del re e dei suoi sudditi. Alla corte babilonese sono ammessi quattro giovani ebrei scelti per esse introdotti alla cultura ed alla lingua dei Caldei. Il più in vista è Daniele. Gli altri sono Anania, Azaria e Misaele: ricevono un nome nuovo e saranno educati per tre anni per entrare poi al servizio del re. La loro scelta comporta l’assuefazione agli usi e costumi caldei a cominciare dal cibo. Desiderosi di non contaminarsi con le vivande regali, chiedono al sovrintendente di dare loro legumi ed acqua. Dopo dieci giorni il confronto con gli altri giovani avrebbe decretato la bontà o meno della richiesta. La conclusione fu positiva: portati dinanzi al re risultarono eccellenti sia nel fisico che soprattutto in affari di sapienza ed intelligenza, dove risultarono superiori dieci volte a tutti i maghi ed astronomi. Il Signore premia la fedeltà dei suoi eletti manifestata nella rigorosa osservanza della sua legge ed ancora oggi chiunque a Lui si affida e mette in pratica le sue indicazioni, sta bene fisicamente e moralmente, anzi può risultare superiore al confronto con altri più leggeri ed inosservanti. P. Angelo Sardone