Mese di Maggio con S. Annibale

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Per l’intero Mese di Maggio dedicato alla Madonna, cominciando da questa sera, sarà pubblicata una preghiera, “Ogni giorno un Fiore a Maria”, tratta dalle Preghiere di S. Annibale M. Di Francia, grande innamorato di Maria, ed un impegno, come un fioretto. Chi ha la possibilità e lo ritiene opportuno, attraverso i canali diversi dei social, può diffondere e condividere lo schema con i gruppi degli amici. P. Angelo Sardone

S. Caterina, testimone di amore, intelligenza e fede

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301. «Padre, hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). La logica di Dio tante volte è molto diversa, se non contraria a quella umana. Agli occhi suoi ciò che è piccolo diventa grande; ciò che è potente è vano, ciò che è spazzatura è ricchezza. È la logica della santificazione che passa attraverso l’odio del mondo e l’avanzamento nella virtù. Gesù ne fa oggetto di una delle preghiere riportate nel Vangelo. In essa, mentre esalta la divina grandezza, sottolinea che la volontà di Dio non vuole escludere dalla Rivelazione evangelica i saggi ed i sapienti, cioè i maestri di Israele, ma indicare l’unica via per raggiungere il mistero del Regno di Dio, la semplicità. La Rivelazione, ed in particolare la predicazione di Gesù, si rende manifesta proprio alle persone che si trovano o vogliono mettersi nella dimensione della piccolezza. In questa ottica ed in questi parametri si colloca la santità di Caterina da Siena (1347-1380), nella quale «le beatitudini evangeliche hanno avuto un modello di superlativa verità e bellezza» (S. Paolo VI). Diviene terziaria domenicana e la sua cella è cenacolo di preghiera e riflessione per artisti, dotti, religiosi, che da lei sono istruiti. Il Signore la dota di “messaggi” e le fa scrivere lettere con le quali parla a persone grandi e dotte: papi, re e regine. Ambasciatrice di pace e di riconciliazione favorisce col suo consiglio e la sua azione missionaria il ritorno a Roma del papa da Avignone. Insieme con S. Francesco d’Assisi è dichiarata patrona d’Italia. La sua testimonianza di coerenza, invitto coraggio e determinazione, è stimolo efficace per le generazioni dei cristiani di oggi, a volte paurosi ed incostanti. Auguri a tutte coloro che ne portano il nome, perché la saggezza e la santità di S. Caterina le contamini sempre più di amore e di servizio alla Chiesa. P. Angelo Sardone  

Barnaba e Saulo di Tarso

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300. «Riservate per me Bàrnaba e Sàulo per l’opera alla quale li ho chiamati» (At, 13,2). La vocazione ad un ministero così alto come l’evangelizzazione e la predicazione è una “riserva” diretta che Dio fa nei confronti di una persona che chiama ed elìge a questo compito. La Scrittura l’insegna con abbondanza. La scelta fatta dagli Apostoli nella persona di Barnaba, e di conseguenza quella che egli stesso fa di Saulo di Tarso, ricevono la conferma diretta dallo Spirito Santo. Accade ad Antiochia dove i due già operano efficacemente nella missione evangelizzatrice. Non sono soli: ci sono con loro altri profeti itineranti e dottori interpreti della volontà di Dio. Mentre stanno prestando il servizio pubblico del culto che comincia ad avere regole e consuetudini fisse come avverrà poi per la liturgia, unitamente ai digiuni, cosa comune nel Giudaismo, lo Spirito Santo fa sentire la sua voce, intimando di mettere da parte Barnaba e Saulo per un’opera cui Dio stesso li ha destinati. Per iniziativa di Dio sono fatti separare da ogni azione profana, dalle altre persone, per un’azione sacra, la missione che d’ora in poi gestiranno in maniera ampia e fruttifera. La comunità cristiana di Antiochia prega incessantemente per questo, associa il digiuno, come elemento di purificazione e poi compie il gesto di benedizione e raccomandazione a Dio, attraverso l’imposizione delle mani. La vocazione divina sceglie ed indirizza su strade volute da Dio e da Lui illuminate, chi vuole, destinandolo ad una missione straordinaria come sarà quella di questi due campioni della fede. Dio sceglie in mezzo alla comunità ed in un contesto di preghiera e non di chiacchiere, festini e leggerezze. P. Angelo Sardone

Barnaba, il vituoso pieno di Spirito Santo

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299. «Un gran numero credette e si convertì al Signore» (At 9, 21). La città e la Chiesa di Antiochia, nella Siria, terza città per grandezza dell’Impero romano, ebbe una parte di primo piano nell’iniziale evangelizzazione, a partire dalla numerosa comunità dei Giudei. I predicatori erano diversi e provenivano da molteplici parti, compresi Cipro, la grande isola del Mediterraneo e Cirene, regione ad occidente dell’Egitto. La predicazione era rivolta anche a tante persone che parlavano la lingua greca e che evidentemente non vivevano alla maniera dei Giudei. Il risultato dell’annunzio è la conversione di un gran numero di persone, non minore di quelli che avevano aderito alla fede cristiana a Gerusalemme. La bella notizia, rimbalzava nella Chiesa Madre di Gerusalemme, sede degli Apostoli, dalla quale tutto era partito. Qui decisero di inviare ad Antiochia Barnaba, anch’egli nativo di Cipro, un uomo virtuoso e pieno di Spirito Santo e di fede, un laico, fiduciario degli Apostoli. Una volta giunto egli vide con i suoi occhi, approvò pienamente quanto veniva fatto, notò l’abbondanza e l’efficacia della grazia ed esortò tutti a restare fedeli e risoluti nella fede ricevuta dalla predicazione, conforme alla missione data da Cristo ai suoi Apostoli. Andò quindi a cercare Saulo, lo condusse ad Antiochia ed insieme per un anno lavorarono in quella Chiesa istruendone moltissimi. Per essere e sentirci chiamare “cristiani”, occorre ascoltare ed aderire all’annunzio della fede. Come Barnaba, bisogna diventare virtuosi e lasciarsi riempire dallo Spirito Santo. P. Angelo Sardone

Ripristinata a Matera l’Unione di Preghiera per le Vocazioni

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In occasione della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, nella parrocchia S. Antonio di Padova dei Rogazionisti di Matera è stata ripristinata l’Unione di Preghiera per le Vocazioni, la Rete di preghiera per ottenere da Dio i buoni evangelici operai, avviata da S. Annibale M. Di Francia il 1900. Nel corso della celebrazione eucaristica presieduta da p. Angelo Sardone, animatore provinciale dell’UPV e dell’Alleanza Sacerdotale Rogazionista, hanno fatto la Promessa UPV 17 persone.

Pietro e Cornelio: lo Spirito ai Pagani

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298. «Anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!» (At 11,18). L’apostolo Pietro è appena rientrato da Cesarea dove dimorava il Procuratore romano. Qui aveva incontrato Cornelio, uomo retto e timorato da Dio che, a seguito di una visione, lo aveva mandato a chiamare da Joppe ed insieme con la famiglia era pronto ad ascoltarlo. L’apostolo fa la sua catechesi sul mistero della risurrezione di Cristo e sul perdono dei peccati a seguito della professione delle fede. Lo Spirito Santo scende così sui pagani, con grande meraviglia dei circoncisi. Il Signore non fa distinzione di persone. Ma per Pietro, a Gerusalemme, vi è un sonoro rimprovero da parte degli stessi fedeli, per essere entrato in casa di incirconcisi ed avere mangiato con loro. Non poteva essere assolutamente possibile una cosa del genere. Lo Spirito stravolge questa concezione e rende coraggioso il suo testimone nel raccontare l’accaduto, la visione della tovaglia scesa dal cielo con quadrupedi, rettili e fiere e l’invito fatto per tre volte, a mangiarne. La sua apologia ha il supporto della verità dei fatti e soprattutto dall’intervento dello Spirito che, mentre stava ancora parlando ai pagani, scese su di loro come era sceso sui credenti. «Tutto ciò che Dio ha purificato non è più impuro; Chi ero io per potermi opporre a Dio che così stava intervenendo?» Questi concetti, ribaditi con forza, riescono ad acquetare i suoi accusatori e a far loro affermare che effettivamente Dio ha concesso anche ai pagani di convertirsi per avere la vita. La conversione e la salvezza sono per tutti e non vi si può opporre, nonostante lo zelo ardente degli eletti o di coloro che si credono tali! È Dio stesso che apre la porta ai pagani senza passare per il Giudaismo e la nostra fede bigotta o standardizzata! P. Angelo Sardone

GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

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«Pregate il Signore della messe perchè mandi gli operai nella sua messe» (Lc 10,2). La Giornata Mondiale di Preghiera per le vocazioni, istituita da S. Paolo VI il 1964, è occasione annuale per evangelizzare le vocazioni ed il mezzo più efficace per ottenerle, la preghiera, secondo il comando di Gesù: «Pregate (Rogate) il Signore della messe perché mandi gli operai nella sua messe». Il compito di pregare e meritare le vocazioni appartiene alla Chiesa intera, è dovere grave e responsabile; tutti i membri della Chiesa, nessuno escluso, hanno la grazia e la responsabilità della promozione e della cura delle vocazioni (S. Giovanni Paolo II). L’imperativo di Cristo «sfida la nostra fede, ed interpella le nostre coscienze». Oggi è la giornata rogazionista per eccellenza. Il carisma del Rogate che definisce la nostra specifica funzione nella Chiesa (G. Ciranni), si pone a fondamento teologico dell’iniziativa pontificia ed al centro dell’attenzione della Chiesa universale (P. Cifuni). Viene premiato così lo zelo di S. Annibale M. Di Francia apostolo della preghiera per le vocazioni, ed attuata l’aspirazione che ha orientato tutta la sua vita, la Rogazione, cioè la preghiera universale. Le vocazioni sono dono di Dio: è Lui che chiama uomini e donne a collaborare per la realizzazione del Regno. Preti, suore, missionari, religiosi e religiose, genitori, laici consacrati, non si formano da sé: li chiama e li manda Gesù. Coloro che scelgono Cristo lo scelgono per sempre come la vera e fondata felicità. Accanto alla rete della preghiera è assolutamente indispensabile l’evangelizzazione del mistero della vocazione ed il lavoro incessante di promozione delle vocazioni, soprattutto quelle di speciale consacrazione. È ciò che da una vita mi sforzo di fare con tutte le forze, con tutti i mezzi, ovunque. So di non essere solo. Ci sei anche tu! P. Angelo Sardone

Alzati!

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296. «Enèa, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto» (At 9,34). La pace donata da Gesù come primo annunzio della risurrezione, accompagna la vita del nuovo popolo di Israele, la comunità cristiana di Gerusalemme e l’attività evangelizzatrice degli Apostoli consolidata dal conforto dello Spirito Santo. Pietro comincia la sua missione spostandosi prima a Lidda e poi alla vicina Giaffa, sulla costa mediterranea. Fa visita ai primi cristiani ed esercita il potere conferitogli da Cristo, di sanare i malati e risuscitare i morti. Enea era un paralitico che da otto anni viveva sulla sua barella. Senza che glielo chieda, Pietro gli intima di alzarsi perché Gesù Cristo lo guarisce. Lo esorta quindi a rifarsi il suo letto che ormai gli servirà solo per riposare. Questo intervento causerà la conversione di molti. A Giaffa, una discepola di nome Tabitá si ammala e muore. Era una donna che abbondava in opere buone ed in generosità, confezionando tuniche e mantelli. Il fatto è comunicato a Pietro che viene sollecitato a recarsi in casa dell’estinta dove trova in pianto le vedove da lei soccorse e vestite. Pietro chiede di rimanere solo, prega e poi con fede intima alla morta di alzarsi e la presenta viva ai fedeli. La forza della fede nel Risorto, causa ancora una volta uno strepitoso miracolo. In entrambi i casi l’apostolo intima: Alzati! Il peccato causa la paralisi della vita spirituale e talora anche la morte. Ma la potenza della fede supera la natura ed opera il pieno ristabilimento e la nuova vita. Conta molto la carità delle azioni, come conta la piena disponibilità di fede. Sicuramente oggi c’è ancora tanto da imparare per l’una e l’altra cosa! P. Angelo Sardone