Perdersi per ritrovarsi

Pubblicato il

La semina del mattino
36. «Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà!» (Mt 16,25).
La logica di Dio sembra in contraddizione o contraria alla logica umana. Spesso i conti non tornano e ci si trova in difficoltà: la diversità di vedute e di operazioni distanzia le strade rendendole anche opposte. La sequela di Cristo indicata con chiarezza ai discepoli, è basata sul rinnegamento di sé e l’assunzione ogni giorno del peso della propria croce. Perdere la vita per ritrovarla, guadagnare tanto e poi perdere tutto di sé, sono contraddizioni che si leggono e si risolvono solo in un’ottica di fede. S. Gaetano da Thiene (1480-1547) che si ricorda nella liturgia odierna, evidenzia i criteri evangelici di questa logica. La preghiera ed il servizio ai poveri ed ai diseredati, particolarmente gli incurabili, partendo dalle Beatitudini evangeliche e dall’icona della primitiva Chiesa apostolica, uniti alla riforma della Chiesa con la formazione del clero e la cura dei più poveri ed abbandonati, furono gli elementi portanti della sua vita e missione apostolica che affidò alla Congregazione dei Chierici Regolari detti Teatini da lui fondata. La sua spiritualità privilegia gli estremi della vita di Gesù: nascita e morte. Una confidenza riportata in una sua lettera, attesta che durante la celebrazione di una delle sue prime Messe, gli apparve la Madonna e depose tra le sue braccia il Bambino Gesù. Le sofferenze di Gesù lo spinsero ad avviare Ospizi per anziani e Monti di pietà. La contraddizione evangelica diviene così segreto di santità. P. Angelo Sardone