Orecchie per ascoltare

Pubblicato il

La semina del mattino.
10. «Chi ha orecchi, ascolti!» (Mt 13,9).
I cinque sensi sono indispensabili per vivere bene. Non se ne può fare a meno. Se ne dovesse mancarne anche uno, l’uomo sarebbe fortemente penalizzato. Servono per interagire con gli altri. In particolare l’udito con le orecchie, capta i suoni dalle fonti esterne e li trasmette ad un’area cerebrale che li riceve e li decodifica. In genere alla sordità è collegata anche l’incapacità di parlare. Il rapporto di amore con Dio e la sua Legge si costruisce, si regola e si concretizza a partire proprio dall’ascolto. Gesù lo ribadisce: «Il primo comandamento è; Shemà Israel! Ascolta Israele!» (Mc 12,29). Ascoltare significa prestare attenzione, accogliere, rendersi disponibile, mettersi su una stessa lunghezza d’onda. Per ascoltare occorre fare silenzio, concentrarsi. L’ascolto apre all’obbedienza, che, dal verbo latino «ob-audire», significa ascoltare stando di fronte. Nel rito conclusivo del Battesimo il sacerdote tocca la bocca e le orecchie del neo-battezzato dicendo: «Effatà», parola aramaica che significa «àpriti», e chiede al Signore che fece udire i sordi e parlare i muti, di concedergli di ascoltare la sua Parola, e di professare la fede. Quando il Maestro parla, il discepolo tace, ascolta, con amore! L’ascolto presuppone umiltà, responsabilità, confidenza, fiducia in chi parla, anche quando ciò che dice può essere un duro imperativo. L’udito per sentire, la mente ed il cuore per ascoltare il Signore che parla, sono indispensabili per accogliere e mettere in pratica quanto viene detto. P. Angelo Sardone