Il presente nelle nostre mani

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Mattutino di speranza

Mercoledì 20 maggio 2020

Il futuro, anche quello prossimo, rimane sempre un mistero. Per quanto l’uomo possa ipotizzarlo, programmarlo, pianificarlo, esso è sempre avvolto in un enigma arcano, regolato fondamentalmente da forze che superano la capacità intellettiva e la limitata natura umana. Dio ha inserito le creature viventi in quelle che il grande filosofo Aristotele chiamava le “categorie” dello spazio e del tempo. Ha affidato all’uomo, in termini di collaborazione, condivisione e responsabilità, il dominio del creato con le sue leggi, alcune evidenti, tante altre da scoprire, rimettendosi però sempre alla volontà del Creatore che è sopra ogni cosa e vigila su tutto. La verità del proverbio antico suona sempre attuale: «L’uomo propone, Dio dispone!». Di fronte alla grandezza e alla bellezza del creato, dinanzi al mistero della vita che scorre via con le gioie ed i dolori, dinanzi al progresso della scienza in tutti i campi, alle scoperte sorprendenti della tecnica, alla qualità stessa della vita, cose tutte nelle quali è impegnata l’intelligenza umana, alla ricerca sempre più viva di una conoscenza sempre più illimitata e nell’attuazione di un piano infinito di provvidenza, sgorga il canto: «Tutto viene da Te Signore, tutto esiste grazie a Te, tutto tende verso di Te». Lo spazio che il Signore ha affidato all’uomo è la terra e l’intero universo ancora tutto da scoprire. Il tempo che gli ha donato si delinea in tre grandi sezioni: il passato, il presente, il futuro. Secondo la riflessione di grandi Santi, in particolare S. Agostino, il passato appartiene alla “Misericordia” di Dio; il futuro alla sua “Provvidenza”; il presente alla “Responsabilità” dell’uomo. Tutto ciò che è stato, è stato: può essere considerato, valutato, rivisto, rifiutato, emendato, ma ormai è nelle mani di Dio e del suo giudizio misericordioso. All’uomo spetta il potere ed il dovere di imparare dal passato a vivere bene il presente evitando gli errori ed orientandosi verso il bene. Analogamente il futuro è nelle mani di Dio: per quanto l’uomo possa disporre, vedere in lungimiranza, ipotizzare, programmare, deve comunque affidarsi al volere di Dio che vuole il bene per ogni creatura e per il quale «finanche i capelli del nostro capo sono contati» (Lc 12,79). Ciò esige pertanto una vita di fiducia ed abbandono in Chi si prende cura delle sue creature che valgono molto più dei passeri, ed hanno una bellezza superiore a quella dei gigli del campo (Mt 6,26). All’uomo rimane dunque la categoria dell’oggi, il presente, che è nelle sue mani perché con intelligenza e buonsenso può fare e disporre nel bene e nel male, di persone, cose ed avvenimenti. Dal passato che non possiamo facilmente relegare nella dimenticanza e dal futuro che si proietta davanti a noi come opportunità, occorre imparare la lezione per vivere bene il presente, in termini di “scrutatio” come dicevano gli antichi, nel senso di considerare, meditare, valutare ciò che è stato, per poi agire in “potentia”, ossia mandare a perfezione tutto ciò che passa per le mani ed è oggetto di utilità personale e comune. Il passato porta con sé il bagaglio di apprendimento, conoscenza ed esperienza sia nel bene che nel male. «Io sono oggi quello che ho costruito ieri». Il futuro sarà la proiezione dell’oggi nel domani, che porta, se vogliamo responsabilmente e coscientemente, alla sublimazione ed alla perfezione. E questo in tutti i campi, da quello scientifico, culturale, morale, fino a quello propriamente spirituale. La vita che il Signore ci concede sulla terra, quella che anche oggi svegliandoci abbiamo ripreso nelle nostre mani, deve essere inquadrata nel miglior modo in questo lasso di tempo che si chiama “presente” per fare il bene ed evitare il male. La nostra esistenza, infatti, per quanto la medicina e la qualità della vita ha notevolmente allungato, rimane pur sempre limitata, I Salmi lo attestano: «Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, e il loro agitarsi è fatica e delusione; passano presto e noi voliamo via» (Sal 90, 10), ed ancora: «Solo un soffio è ogni uomo che vive, come ombra è l’uomo che passa; solo un soffio che si agita, accumula ricchezze e non sa chi le raccolga» (Sal 39,6-7). Quanto mai attuali sono queste indicazioni che Dio stesso ha messo sulla bocca del profeta Davide che le ha riportate nei salmi, ossia la preghiera cantata propria dell’antico Israele e del nuovo popolo della Chiesa. In essi si rispecchia la nostra vita di ieri, questa di oggi, quella del prossimo futuro; dal loro apprendimento, se vogliamo, pur nella tribolazione, nella precarietà globale del presente e nell’inconscio del futuro, possiamo dare un senso migliore alla nostra vita. Il segreto, come diceva Socrate sta nel «concentrare tutta l’energia nel costruire il presente».  P. Angelo Sardone