Sia benedetto Dio

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Dio ascolta: è attento alla voce della nostra preghiera. Lui che è Padre, si pone sempre in ascolto dei figli, anche quando questi si allontanano e presi dall’euforia delle proprie capacità e dal desiderio sfrenato di libertà, percorrono strade buie che li portano distanti dal suo cuore e dal suo amore. Dio guarda dal cielo, ode le invocazioni, asciuga le lagrime, fa sentire nel cuore un dolce richiamo ed il nostalgico desiderio della sicurezza della casa e del suo amore, provvede ad ogni necessità. Nel linguaggio comune il termine “preghiera” richiama la domanda, la richiesta, ed implica una relazione. Come insegnano i maestri dello Spirito, essa è un atteggiamento, uno “stare davanti a Dio”, appagarsi della sua presenza, ascoltare la sua voce. La preghiera si dice anche «orazione» un termine che, nella etimologia latina, richiama la bocca ed implica l’azione di parlare, raccontarsi a Lui. In essa si compendiano i sentimenti ed i bisogni dell’uomo, dal lamento, alla supplica, dalla richiesta alla forma più alta dell’abbandono in Lui. S. Giovanni Damasceno evidenzia i due aspetti fondamentali della preghiera: il primo «Elevatio mentis in Deum», elevazione della mente in Dio, cioè meditazione, contemplazione, estasi; il secondo «Petitio decentium a Deo» cioè richiesta a Dio delle cose buone, necessarie per la salvezza eterna. Un altro grande pensatore, S. Bonaventura da Bagnoreggio in una famosa opera del 1259, «Itinerarium mentis in Deum», partendo dalla natura umana e dalla spiritualità propria di ogni essere creato che tende all’elevazione per conoscere ed amare Dio, indica le tappe e le modalità del cammino della preghiera; si parte dalle tracce lasciate dal Creatore nel mondo e dal riflesso della sua immagine nel fondo dell’anima umana, ci si eleva allo stato di estasi fino a raggiungere la contemplazione mistica. A volte senza rendersene conto, nella semplicità della propria vita e nella quotidianità delle proprie azioni, si vivono queste profonde esperienze che collocano l’uomo dentro un flusso di grazia da cui è dominato e avvolto, anche con la viva sensazione di un benessere anche fisico. Tutto questo avviene come esigenza naturale per vivere, rapportandosi alla realtà divina insita nella profondità del cuore dell’uomo. Le definizioni della preghiera e le descrizioni delle sue componenti e degli atteggiamenti sono tantissime e legate alle diverse sensazioni ed esperienze personali e comunitarie. In questi giorni di forzata assenza dalle espressioni comunitarie di preghiera, principalmente la celebrazione della S. Messa, «fonte e culmine di tutta la vita cristiana» (LG 11), tanti hanno sperimentato la necessità della preghiera personale e familiare, riscoprendo la bellezza della preghiera liturgica della Chiesa, la recita del S. Rosario, la pratica delle devozioni e sicuramente hanno ricavato tanti benefici. La connessione alle varie fonti di trasmissione, per usufruire se pure virtualmente della celebrazione eucaristica e delle altre pratiche devote, ha alimentato e soddisfatto il bisogno innato di rivolgersi a Dio, presentare a Lui le necessità giornaliere ed i bisogni della vita, trovare il conforto dell’ascolto e gustare la provvidenza giunta con sorprendente attualità dalla Parola di Dio proclamata nella Liturgia e spezzata nella riflessione omiletica. E questo, mentre è diventato un impegno sistematico, ha riempito fin dal mattino il cuore facendo la differenza da monotone giornate piene di movimenti, preoccupazioni, agitazioni, che talora lasciano nel cuore solo amarezza, sconforto e stanchezza. Oggi diciamo al Signore: «Sia benedetto Dio che non ha respinto la mia preghiera, non mi ha negato la sua misericordia» (Sal 65,20). P. Angelo Sardone