Festa della mamma 2020

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Mattutino di speranza

Domenica 10 maggio 2020, Festa della mamma

 

10 maggio, «Festa della mamma», un dovuto riconoscimento ed un tributo di lode e gratitudine per la donna che ci ha dato la vita e continua, in vita ed in morte, ad assisterci, guidarci, che è presente nel pensiero, nel ricordo, nell’affetto più sacro e vivo ed inviolabile. Mamma è l’esclamazione più familiare sulla bocca dell’uomo, una delle sillabe ripetitive più facili che il bambino pronunzia, la parola che presto memorizza e dice. Il termine “madre”, dalla radice sanscrita “matr” richiama la misuratrice, ordinatrice, colei che mette a disposizione il suo corpo, sopportando il dolore, perché in lei si annida, cresce e viene alla luce il figlio, il frutto più grande dell’amore. Questo atto rende madre la donna. La maternità è la prima e fondamentale vocazione di ogni donna, inscritta nella sua natura e armonizzata nel suo corpo, predisposto dalla natura a concepire un figlio, gestirlo e metterlo al mondo. Per configurare il Figlio suo in tutto uguale a noi nella natura umana, Dio Padre ha voluto aver bisogno di una donna in terra e l’ha resa madre con un prodigio fuori dell’ordinario: Maria, giovane donna di Nazaret che ha concepito e partorito Gesù rimanendo vergine. Dall’alto della croce nel momento supremo del suo sacrificio, Gesù, figlio di Maria, affidando a Lei l’apostolo Giovanni, ancora una volta l’ha voluta e resa madre di tutti. Credo che l’antico adagio che la Tradizione cristiana riferisce al monaco S. Bernardo “De Maria numquam satis” cioè “di Maria non si dice mai abbastanza” si possa applicare alla mamma, ad ogni mamma. Di lei non si dirà mai abbastanza in termini di gratitudine, affetto, pazienza, comprensione, totalità di amore, sacrifici, rinunzie, incomprensioni. Ogni madre racchiude nel suo cuore una straordinaria potenzialità di amore grande e incommensurabile affetto che si traduce ogni giorno in attenzione, premura verso i figli, qualunque età essi abbiano, donazione, sacrificio, cose tutte che la fanno esplodere per la gioia incontenibile, e  la piena soddisfazione. La madre insegna ai figli a saper riconoscere il pudore, il senso della sacralità del corpo e delle azioni, dona loro i primi rudimenti della fede, veglia su di loro giorno e notte rimboccando le coperte e sorvegliandoli amorevolmente. Ed anche quando ciascuno prende la sua strada, continua a seguirli con lo sguardo che accompagna il loro cammino ed un sospiro maturo che racchiude la conoscenza della realtà ed i suoi rischi, mentre dagli occhi scendono delicatamente e profumate di sudore, dolci lagrime di amore. Il suo cuore sempre aperto e gioioso si riempie di sofferenza ed il suo sorriso caldo si vela di tristezza, quando vede soffrire i suoi figli, quando la loro realizzazione nel mondo del lavoro o nel conseguimento della propria vocazione tarda a venire. Prova un dolore ancora più acerbo quando vede morire sotto i suoi occhi un figlio o una figlia incamminati per una strada sbagliata, alla ricerca di una libertà balorda fatta di fumi, di avventure amorose e godimenti passeggeri e talora perversi, autentiche trappole di tristezza e di vuoto mascherate di felicità ed appagamento. La mamma soffre quando sulla famiglia infuria il vento della separazione, dell’incomprensione, della solitudine, della carestia alimentare ed affettiva. Il vuoto nel suo cuore diventa incolmabile quando poi un figlio muore davvero. Allora la sua dignità che supera in grandezza qualunque altra preziosità, reagisce con un audace sentimento ed una straordinaria dignità che se anche la fa invecchiare prima del tempo, le conferisce un valore altissimo di piena maturità. Penso oggi con attenzione e vicinanza affettiva a tante spose col desiderio vivo di diventare madri, soffocato in un mistero incomprensibile, in un costante anelito, che a volte si traduce anche in un rassegnato dolore. Ad esse ed ai loro mariti, offro con discrezione un tratto della Parola di Dio, certamente di grande conforto: «Perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli?» (1 Sam 1,8) disse Elkana a sua moglie Anna, sterile ma che poi con un prodigioso intervento del Signore strappato da un voto, concepirà e partorirà il grande profeta Samuele. Anche se so bene che questa letteratura sacra, bella da meditare, confortevole da leggere, si scontra con la realtà che soprattutto oggi, sta diventando sempre più frequente per svariati motivi, ho sempre fiducia nella sua efficacia. Penso a tante donne chiamate da Dio a diventare madri senza partorire materialmente un figlio, a tante donne straordinarie che negli istituti religiosi, nei conventi di clausura, in missione o rimanendo nel mondo, consacrate a Dio e spose di Gesù Cristo, sono autentiche madri spirituali perché generano giornalmente figli e figlie alla Chiesa ed alla società con amore, dedizione, costante preghiera e lagrime nascoste, premiate dalla gioia e dall’azione di Dio sempre efficace. A ciascuna di loro ed a tutte le mamme va il mio apprezzamento e l’encomio con l’augurio di essere sempre più madri per poter generare sempre più figli. Penso infine alla mia mamma che come la mamma di tanti vive nella casa del cielo, senza più sofferenza e dolore, dove la sua antica preoccupazione si veste di gioia e di premura gioiosa per me che in forza della mia vocazione sacerdotale, sono chiamato a generare spiritualmente tanti figli e figlie nel sacramento della riconciliazione. Buona festa mamma, buona festa a tutte voi mamme, piccole e grandi, in salute o accasciate da problemi e preoccupazioni di salute, età e solitudini. Maria, la Madre di tutti i redenti sia un faro luminoso che orienta come una stella la vita di ogni madre in ogni mare dell’esistenza. P. Angelo Sardone