Il meglio della vita

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Quando si ama davvero, ci si fida: quando l’amore è vero, è oblativo, completo ed appagante; quando la risposta è sincera, la gioia è viva e coinvolgente. La storia di ogni uomo e di ogni donna sulla terra si iscrive in un progetto di amore, di un duplice amore: quello che scende dall’alto e che chiama e quello che si innalza dal basso, si fa eco e risposta. E’ la storia e la realtà di ogni vocazione, di oggi, di ieri, di sempre. Nel suo grande ed inaccessibile mistero, Dio che è condivisione, non riserva per sé la pienezza del suo amore ma lo riversa sulle creature chiamandole all’esistenza, impastandole di bellezza e di doni straordinari, chiedendo una intelligente cooperazione per la propria e l’altrui salvezza. Gesù Cristo è la risposta più eloquente alla chiamata del Padre e, sommo ed eterno sacerdote, nello Spirito riserva per sé alcuni che, come lui, vivano il servizio all’amore nella completezza della loro vita, come oblazione ed offerta generosa e talora eroica della propria esistenza. L’eroismo ed il martirio non sono solo quelli eclatanti verificabili dal versamento del sangue, sottoposti alle luci dei riflettori e videocamere, illustrate nelle cronache dei giornali o documentate sulle pagine o dal numero elevato dei “like” di Facebook. C’è un martirio vissuto giornalmente, nascosto nel silenzio impenetrabile, in lagrime non asciugate, in offerta di amore non recepita, in disponibilità non apprezzata, in servizio orante compreso da Dio, in bisogno di affetto da donare e da ricevere a titolo assolutamente gratuito. Sono situazioni e sentimenti che non sempre si possono gridare ma che squarciano il cuore sensibile di chi ama. Si affermano a bassa voce e con pudore nel silenzio di una chiesa o di una cella, con la vicinanza che è presenza operativa anche a distanza, con la preghiera costante che è sacrificio a Dio, sostegno e interesse per i fratelli, con la condivisione dei dolori e delle gioie. Non sempre tutti capiscono o possono capire: occorre una comprensione intuitiva, una apertura di mente di cuore, uno stare accanto discreto e sacro, con meno interrogativi da porre, uno sguardo amorevole, un “ti voglio bene” più frequente e più vero. Le identità del sacerdote, della persona consacrata a Dio in un istituto religioso o nel mondo, di vergini votate alla clausura in un matrimonio mistico e fecondo di bene per il mondo, si iscrivono nel mistero soprannaturale ed umano della vocazione di speciale consacrazione nella quale sono coinvolte direttamente da Dio e coinvolgono l’umanità intera. Oggi, Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni, siamo chiamati a pregare proprio per queste persone, perché non manchino mai alla Chiesa i “buoni operai del regno”, continuatori dell’opera evangelizzatrice degli apostoli, uomini e donne votate al bene sommo ed assoluto per Dio per manifestarlo e riversarlo poi con altrettanta intensità nella messe delle anime ed il gregge della Chiesa. Pieghiamo «le ginocchia davanti al Padre dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome» (Ef 3,14-15) per chiedere con insistenza e con fiducia il dono delle vocazioni, indispensabili per la Chiesa e la società. Ciò, prima di essere una necessità, è un esplicito comando di Gesù: «Pregate il Signore della Messe perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38). S. Annibale Maria Di Francia ha messo in evidenza questa parola dopo secoli di nascondimento, l’ha fatta sua e donata alla Chiesa. In essa operano Rogazionisti e Figlie del Divino Zelo, religiosi e laici che arsi di santo zelo diffondono il “divino comando” impegnandosi ad essere loro per primi, buoni operai. Ed io che sono un povero artigiano della parola, ho fatto di questa Parola la mia stessa vita. P. Angelo Sardone