Si vive e si muore ogni giorno

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Si impara a vivere ogni giorno. L’arte della vita si apprende dalla morte. Ogni giorno è un giorno di vita ed un giorno di morte. La conclusione dell’esistenza umana, a qualunque età ed in qualunque modo essa avvenga, lascia sempre un grande vuoto, un immenso dolore, un angosciante interrogativo. L’uomo è stato creato per la vita: ma allora perchè la morte? L’apprendiamo con dolore come conclusione e distacco; la constatiamo con orrore, la raccontiamo con pudore come sfera delle realtà sacre. La morte è un nonsenso, è un mistero: pur tentando di dare una risposta, l’uomo rimane comunque deluso. A meno che non si rifugi nella fede. Gesù Cristo, come uomo, ha voluto subire la morte: in Lui essa ha avuto il valore universalmente purificatore, ha realizzato la radicale riparazione del peccato, ha fatto riconquistare la grazia ed ha aperto la strada della risurrezione per vita senza fine. Le notizie di questi giorni mettono a dura prova la stabilità emotiva, le certezze alle quali si aggrappa la vita, determinano lo stupore silente dinanzi agli imperscrutabili voleri di Dio e soffocano il dolore nelle lagrime che rigano il viso e solcano il cuore. Anche Dio piange con noi. La sua lagrima scende dal cielo ad ogni morte sulla terra: battendo sull’arida roccia del suolo calcareo e sul cuore sanguinante di chi piange, schizza violentemente e diventa un oceano che invade il mondo, un torrente di consolazione che investe il cuore, acqua battesimale che purifica e santifica. Nel sangue di Cristo e nella sua morte in croce si apre la certezza della vita eterna. In questa fede, la vita sulla terra matura e ciascuno trova un senso per guardare con occhi diversi la realtà che ci circonda e la morte che ogni giorno invade la vita. P. Angelo Sardone

Preghiamo per le vocazioni

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Oggi è il primo giovedì del mese di aprile, giornata dedicata alla preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose. In forza della mia vocazione rogazionista, pubblico una scheda-immagine con tre brevi Preghiere al Signore della messe per gli operai del Vangelo, scritte da S. Annibale Maria Di Francia, apostolo della preghiera per le vocazioni. Facciamolo conoscere e divulghiamo adeguatamente queste preghiere. P. Angelo Sardone

Eucaristia e Sacerdozio

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La più terribile malattia dell’uomo è la mancanza di amore. Gesù Cristo ha posto rimedio a questa carenza non solo dando prova di un amore senza limiti «fino alla fine», ma anche facendo dono dell’Eucaristia e del Sacerdozio, sacramenti istituiti contestualmente nella sua ultima cena. Il rito arcaico della pasqua ebraica che segnava per il popolo dell’alleanza il passaggio dalla schiavitù egiziana alla libertà, viene sostituito dal rito memoriale del “nuovo ed eterno testamento” per il nuovo popolo di Dio: si mangiano le carni dell’Agnello «che toglie il peccato del mondo»; il compito di confezionare nel segno del pane e del vino il mistero più difficile della fede è affidato al ministero dei nuovi “leviti” che, costituiti da Cristo sacerdoti «al modo di Melchisedek», accolgono la decima di ogni cosa e donano la benedizione. Da allora l’Eucaristia, dono supremo di amore, cammina di pari passo col Sacerdozio, dono misterioso di altrettanto amore, posti l’uno in funzione dell’altro. La realtà sublime del corpo e sangue di Cristo postula l’altra grandiosa della sua “confezione” e del servizio oblativo del sacerdote al popolo di Dio. Se viene a mancare il Sacerdozio, non c’è più Eucaristia. Il cammino di vita del credente è segnato da queste presenze che non verranno mani meno “fino alla fine dei secoli”. Il “pane del cielo” che dà la vita sostiene giornalmente l’uomo e la sua salute fisica e spirituale. Il sacerdozio, donato da Cristo a uomini scelti, segnati dalla debolezza della natura umana, è testimonianza concreta dell’amore di Cristo e servizio del popolo per le cose che riguardano Dio, nell’offerta di doni e sacrifici per i peccati. Se ciò è valido in ogni tempo, lo è particolarmente nell’attuale situazione di disagio nella quale il popolo santo di Dio sta vivendo con dolore la privazione materiale del cibo eucaristico e della presenza e vicinanza fisica del sacerdote per la celebrazione della S. Messa e l’amministrazione della Riconciliazione. La mediazione informatica favorisce la presenza virtuale del sacerdote nella casa e nella vita dei fratelli e delle sorelle nella fede. Egli, in effetti, garantisce con la sua preghiera e la celebrazione della S. Messa, azione liturgica per eccellenza che va oltre il disagio dei banchi vuoti e della chiesa chiusa, la presenza e l’efficacia dell’amore di Dio che colma nell’uomo il suo bisogno di amore. P. Angelo Sardone

Il Dio fedele e provvidente

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La fedeltà di Dio è misericordia. Questa grande verità accompagna la vita dell’uomo sulla terra, la indirizza per sentieri di speranza, la sostiene in tempi di tribolazione, la vivifica con la Grazia. Nonostante l’uomo spesso volti le spalle a Dio, stravolga le leggi della natura, viva come se tutto dipendesse da lui, dalla sua intelligenza e dalla sua “volontà di potenza”, Dio lo rincorre, gli tende le braccia, gli dona provvidenza, lo attrae a sé, gli offre misericordia. La storia lo insegna, abbondantemente. Con pazienza il Signore ricomincia ogni giorno, è vicino a ciascuno, guida e sorregge. Il ritmo della vita, il corso anomalo delle stagioni, la ricerca esasperata del profitto senza scrupoli, la stessa natura umana talora asservita ad opinioni insensate e scelte sciagurate che contraddicono la legge immessa da Dio nel cosmo e nell’uomo, ricadono sul carico di responsabilità dell’uomo stesso, rendono fiacca la sua mente, debole il suo pensiero, vulnerabile il suo corpo, irresponsabile il suo agire. Ma Dio rimane fedele, anche in mezzo alla sventura. Il Figlio Gesù “testimone fedele” (Apc 1,5) guarda dal cielo, ogni giorno “viene e visita la terra” (Sal 79,15) e “sazia la fame di ogni vivente” (Sal 114,3). Alla fedeltà di Dio deve corrispondere la fedeltà dell’uomo, la nostra fedeltà, che si esprime con la perseveranza nell’impegno, la collaborazione intelligente nella salvaguardia del creato e della natura, la fantasia nell’esercizio della carità verso tutti, la retta autonomia per scoprire, usare e ordinare gradatamente ogni cosa, e per rispondere all’Amore con l’amore. La speranza che si arresti il flagello e che tutto presto torni alla normalità, si traduce allora in termini di “fedeltà” a Dio che è Padre provvidente e Amore misericordioso. P. Angelo Sardone