Crescere nel bene

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Non si smette mai di crescere. Lo so bene, lo sai bene. Sviluppo e crescita sono parte integrante della vita umana e loro norma: sono alla base dell’universo creato, del pensiero forte, dell’amore vero, ma sono anche il frutto che si raccoglie con un serio, maturo e diuturno impegno. La crescita appartiene al mistero delle cose create: è legge di natura, gestisce la mente umana, dirige il cuore e da esso è condotta. Alla crescita si accompagna la conoscenza della realtà: se stessi e gli altri, Dio e tutto ciò che appartiene alla dimensione spirituale, il bene e il male, la gioia e il dolore, la ricchezza e la povertà, la sofferenza e la morte. Nel grembo materno in un tempo limitato, per un prodigio sorprendente della creazione, avviene la formazione dell’essere umano nella sua essenziale completezza fisica, biologica e relazionale. Il resto appartiene alla dinamica della natura umana e spirituale, ai diversi fattori ambientali e climatici, religiosi e culturali, alla corrispondenza consapevole o irresponsabile dell’individuo, che si esprime in termini di buona e corretta alimentazione, fede matura, appropriata cultura, sentimenti buoni ed operazioni di valore. Il compito della prima crescita è direttamente affidata da Dio ai genitori per la nutrizione dei figli, la loro iniziale formazione, l’educazione civile, religiosa, comportamentale. Si accompagnano e subentrano poi gli educatori nei vari ambiti scolastici, religiosi, professionali; essi collaborano alla strutturazione e solidificazione delle basi degli educandi ed al loro orientamento e realizzazione verso la qualità buona della vita. La crescita è affidata contestualmente alla responsabilità personale che, secondo le diverse età, matura attraverso le scelte, gli incontri, gli orientamenti, le tappe ed i traguardi, la realizzazione della propria vocazione, la maternità e la paternità, il dono della vita agli altri nel sacerdozio e nella consacrazione religiosa, lo spazio da riservare a Dio, il sacrificio e l’oblazione per amore. Man mano che si cammina e si cresce si commettono errori. Per imparare a stare in piedi tante volte si cade e tante altre volte ci si rialza. Ambivalenze comportamentali e identitarie fanno spesso da supporto all’esistenza e diventano fonte e motivo di gioia o di dolore, nascondono illusioni, evidenziano belle verità e tragiche realtà. Si crede talora di poter avere tutto in mano, di essere pronti a tutto, ma poi si scopre di essere estremamente fragili, vulnerabili. Bellezza, intelligenza, ricchezza, salute, potere, sono spesso cavalli di una battaglia che si svolge in terreni ispidi ed ingannevoli. Ci si scontra con se stessi, con gli altri, con la stessa morte che cavalca un cavallo verdastro (Apc 6,8), curioso per la novità cromatica ma che nasconde illusione, solitudine, angoscia. Si finisce per fare del male a se stessi, agli altri e ci si trova divisi, inconcludenti, disorientati. A volte si è pienamente consapevoli di ciò che si sta facendo; a volte il male è mascherato dietro un finto bene. Si è incapaci di dargli il nome proprio e di tenerlo a bada. Quante contraddizioni! Ci si prende in giro e si scherza con la vita, con la natura, con la grazia e con la stessa pazienza di Dio. Ma poi arrivano i momenti e le situazioni che, come in questi ultimi tempi, mettono alle corde la vita e rivelano la reale impotenza dell’uomo. Cosa fare: arrendersi? Continuare a sperare? Combattere per vincere e vincersi! La fede offre un criterio, una certezza ed una soluzione: «Tutto posso in colui che mi dà forza» (Col 4,13). Così tu riesci ad essere quello che sei ed a fare tutto, ampiamente giustificato dal principio agostiniano «Ama e fa’ tutto quello che vuoi!». Ma ama bene, cioè cresci e vivi bene. P. Angelo Sardone