Abbandònati a Dio

Nel tempo della prova insieme alla sofferenza, alla paura, all’incertezza del domani, si fa strada la luce. Essa proviene dall’Alto e si riflette in quella che sta dentro ogni cuore, talora incapsulata in un superomismo delirante di onnipotenza, ma che si libera col “maggior dono che Dio fece: la libertà della volontà” (Dante). Questo tempo di prova ha un eccezionale valore di purificazione: ti mette in ginocchio, ti fa sperimentare il limite, ti induce a riflettere, ti pone davanti ad un bivio, ti apre alla preghiera. La luce della fede rischiara la speranza ed illumina per la scelta matura di una vita diversa, più contenuta, più equilibrata, più umana, più spirituale. L’insegnamento biblico induce a guardare ed a vivere ogni giorno col peso del suo affanno, ma anche e soprattutto ad abbandonarsi in Dio: «Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno, mai permetterà che il giusto vacilli» (Sal 54, 23). Questa certezza ancora una volta io pongo oggi nel mistero dell’Eucaristia, cuore della giornata, e sull’altare della croce, laddove l’Agnello di Dio continua a togliere il peccato del mondo ed una Madre dolente intercede per la nostra salvezza, abbraccia ogni uomo, lo consola, lo stringe a sé con tenerezza, gli asciuga le lagrime, gli dà il calore della vita. P. Angelo Sardone

Non paura, ma fiducia ed abbandono in Dio

La reazione naturale dinanzi ad una sciagura è la paura. Si teme per la salute, per vita, la propria, quella delle persone care, degli amici. Cupo pessimismo e ripiegamento angosciante fanno da padroni. Nonostante la giornata splendida di sole che si annunzia, si profilano nubi dense di buio e di timore, alimentate da notizie poco rassicuranti. La fede fa reagire in maniera diversa: sa attendere, è protesa verso l’Alto, ascolta la Parola, legge gli avvenimenti, si arrende e si affida a Dio con fiducia. La storia passata, quella biblica soprattutto, insegna la reazione più adeguata e sensata, al di là di ogni constatazione e lontana da annunzi apocalittici ed escatologici, che a volte servono solo a confondere la mente ed il cuore e non aprono alla speranza: «Se ci piomberà addosso una sciagura, una spada punitrice, una peste o una carestia, noi ci presenteremo al tuo cospetto in questo tempio, poiché il tuo nome è in questo tempio, e grideremo a te dalla nostra sciagura e tu ci ascolterai e ci aiuterai» (2Cr 20,9). Con questo spirito e con questa certezza io mi presento all’altare del Signore con la preghiera e l’offerta di “doni e sacrifici” nell’Eucaristia, perchè torni a nostro beneficio la grazia che sana, la speranza che alimenta i giorni, la carità che unifica i cuori ed alimenta la fraternità. P. Angelo Sardone

La consolazione che viene da Dio

«Consolate, consolate il mio popolo… parlate al cuore» (Is 40,1). Questa esortazione, soprattutto in tempi calamitosi, delinea con chiarezza il compito del sacerdote nei confronti del gregge a lui affidato. Egli prima di tutto deve «stare davanti a Dio in nome del popolo e presentare a Lui le questioni» (Es 18,19), secondo il consiglio ricco di saggezza che Mosè ricevé da Ietro, suo suocero. In questi giorni di particolare apprensione e paura, in una situazione irreale che si riscontra per le strade e gli ambienti di vita, di lavoro e di crescita spirituale, nella casa di Dio come nelle case degli uomini, ancor più si evidenzia l’identità e la missione propria del sacerdote. Egli da solo entra nel «sancta sanctorum» interdetto ai profani e presenta ed offre, nella celebrazione della S. Messa, le ansie e le paure del suo popolo, implorando per lui misericordia dal Signore. Assicuro che sono questi i miei sentimenti e le mie azioni di ieri, di oggi, di sempre, espressione di grande affetto e cura responsabile per te, mentre porto ciascuno con me nella preghiera e nell’Eucaristia, nella quale, in questo giovedì sacerdotale ed eucaristico, offro a Gesù tutte le ansie e le paure. Abbiamo fiducia: tutto concorre al bene per quelli che amano Dio! (Rom 8,28). P. Angelo Sardone

S. Annibale per arginare la presente epidemia

Correva l’anno 1887 quando all’inizio del mese di agosto a Messina scoppiò il colera. Si diede la colpa ad una nave sbarcata da Bombay. Ci furono diverse migliaia di morti. S. Annibale mise tutta la sua fiducia in Dio che gli rispose tramite S. Antonio di Padova con la devozione del “Pane dei Poveri”. Si rivolse anche a S. Giuseppe con una bella preghiera. P. Angelo Sardone

I sette dolori di Maria

Per i singoli venerdì di Quaresima, in spirito di condivisione e di servizio pastorale, ho pensato di offrire una scheda dei “Sette dolori di Maria”, come previsto dalla Congregazione per il culto divino  e la disciplina dei Sacramenti, nel Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti, Città del Vaticano 2002, 136. Credo possa essere utile per la riflessione e la preghiera.

Il digiuno del Mercoledì delle Ceneri

Buon Mercoledì delle Ceneri. La Chiesa prescrive oggi il digiuno e l’astinenza, mentre la sola astinenza è prevista tutti i venerdì di Quaresima. L’astinenza «proibisce l’uso delle carni, non però l’uso delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento anche di grasso di animale» (Paolo VI, Cost. apost. Paenitemini, 17 febbraio 1966). Il digiuno «obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po’ di cibo al mattino e alla sera» (ivi). Sono tenuti ad osservare il digiuno tutti i maggiorenni fino al 60° anno d’età, e a praticare l’astinenza tutti coloro che abbiano compiuto i 14 anni, fatte salve particolari situazioni personali e di salute. Grazie dell’attenzione. La preghiera reciproca sostenga il nostro cammino penitenziale.

Altamura: Cenacolo Vocazionale di febbraio 2020

Il Cenacolo Vocazionale dell’Unione di Preghiera per le Vocazioni di Altamura del corrente mese di febbraio, appena all’inizio della Quaresima, si terrà giovedì 27 a cominciare dalle ore 20.00 presso la chiesa di S. Antonio a Montecalvario. Il tema è: “L’Eucaristia: il nutrimento necessario per il cammino”. P. Angelo Sardone