Gesù non è mai fuori di sè

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La semina del mattino

205. «Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: “È fuori di sé”» (Mc 3, 21). È uno dei passaggi emblematici del Vangelo di Marco. Non è facile comprendere con immediatezza la singolare espressione che sicuramente lascia perplessi. Il contesto del racconto nel quale si inquadra il detto può forse aiutare a capire. Gesù entra in una casa. Lo faceva a volte sia per onorare con la sua presenza la famiglia, sia per evangelizzare, sia per condividere anche il pasto. Se la casa era capiente ed i proprietari lo permettevano, presto si riempiva di gente, la stessa che seguiva il Maestro per la strada. Diventava un momento propizio per la scuola del Vangelo non disturbati dai rumori esterni e dagli eventi atmosferici, una sorta di centro di ascolto. Oltre un bicchiere di acqua, veniva offerto a Gesù qualcosa da mangiare. Diventava già un problema quando bisognava pensare anche agli apostoli che erano dodici, a Maria ed alle donne che lo seguivano, figuriamoci quando si trattava di “molta folla”. Probabilmente si trovava nella casa di Simone a Cafarnao e la folla, desiderosa di ascoltarlo si era assiepata. I parenti più stretti di Gesù, non si sa bene chi, venuti dalla vicina Nazaret, avendo saputo quanto si diceva sul suo conto, si mettono in moto entrare per andare prenderlo. Lo ritengono fuori di sé. Gli Scribi poi penseranno addirittura che sia posseduto da Beelzebul capo dei demoni. L’annunzio del vangelo trova molte difficoltà da parte degli uomini. Cristo difende con fermezza il suo operato, deprecando il peccato contro lo Spirito Santo, cioè la non accoglienza della sua persona e del suo insegnamento. P. Angelo Sardone