La ferma professione di fede

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La semina del mattino

198. «Poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, Gesù, manteniamo ferma la professione della fede» (Eb 4,14). La lettera agli Ebrei è un autentico compendio teologico. La realtà del sacerdozio di Cristo inaugurata dal mistero della sua morte e risurrezione, completa l’antico sacerdozio con la differenza che Gesù è contemporaneamente sacerdote, vittima ed offerta. Adempiendo il salmo profetico, Gesù è venuto per compiere la volontà di Dio (Sal 39, 8-9) e realizzare la salvezza. I sacrifici e le antiche offerte sono superate ed espresse dall’unico perfetto sacrificio che si rinnova ogni giorno sull’altare nella celebrazione della S. Messa. In essa Gesù si offre ed è offerto come vittima di espiazione per i nostri peccati. Il sacerdote offre in “persona Christi” il sacrificio per i peccati suoi e del popolo di Dio. Il cristiano è chiamato a tenere ferma la sua fede, facendola crescere alla scuola del Vangelo e alimentandola con la pratica della vita sacramentale. Oggi, soprattutto, dinanzi a sconvolgimenti continui, delusioni, confusione morale, scandali anche da parte di ecclesiastici e buoni fedeli, preoccupazioni per il domani, non è facile mantenere fede alla professione battesimale che vincola in una pratica di vita coerente ed impegnativa. È facile venire meno ai propri impegni, giustificandosi con facilità per la debolezza umana, le contingenze storiche ed esistenziali. Proprio in una situazione precaria è invece indispensabile mantenersi fermi nella professione della fede che si prova nella difficoltà e nella prova. Questa è stata la logica dei Santi, guardando a Gesù Cristo, «autore e perfezionatore della nostra fede» (Eb 12,2). P. Angelo Sardone