La maturità nella fede

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La semina del mattino
76. «Divenuto uomo ho eliminato ciò che è da bambino» (1Cor 13,11).
Nel linguaggio comune e secondo i criteri della psicologia dell’età evolutiva e della sociologia, nella vita dell’uomo la maturità è l’età intermedia fra la giovinezza e la senilità o vecchiezza. Essa è anche sinonimo di conoscenza piena, profonda e chiara delle problematiche della vita e del sapere, sostenuta da un’adeguata esperienza che valuta situazioni, persone e cose e proietta in avanti. Si esprime nel giudizio, nelle operazioni, nelle scelte, nella fede come nella spiritualità. Subisce le diverse influenze dai luoghi e dai modi della formazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa, i rapporti sociali e si orienta al bene o al male secondo l’esperienza che si vive e la volontà che si mette. Bisogna crescere nella fede e quando si diventa adulti, il bagaglio di bambino, secondo l’esperienza e l’espressione di S. Paolo, deve essere eliminato. L’obbedienza della fede, lungi dal diminuire la dignità della persona umana, la conduce alla piena maturità, facendo crescere la libertà dei figli di Dio. Un’autentica formazione cristiana assicura la maturità, fa sì che il battezzato prenda coscienza del dono ricevuto e viva la propria vita secondo l’uomo nuovo, nella giustizia e santità della verità (Ef 4,22-24), per raggiungere la statura della pienezza di Cristo. La maturità nella vita di fede consiste prima di tutto nel vivere l’esperienza di Dio: «la fede cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia» (Benedetto XVI). P. Angelo Sardone