Il ricordo dei genitori

Pubblicato il

Mattutino di speranza

15 giugno 2020

 

Ogni giorno, al risveglio, aprendo gli occhi alla vita, il pensiero corre a Dio che ti ha creato per lodarlo, benedirlo, ringraziarlo. Corre anche a chi ti ha dato la vita. In entrambi i casi si tratta di un bisogno naturale ed un dovere spontaneo di riconoscenza istintiva che si appropria dei pensieri, fa luce sul cammino si traduce in preghiera. A Dio si deve l’onore e la gloria con l’offerta del sacrificio di lode, perché “a chi cammina per la retta via Egli mostra la sua salvezza” (Sal 49). Ai genitori, e particolarmente alla mamma, si deve la gratitudine più profonda, sensibile e naturale perché per mezzo del loro mutuo amore è stata trasmessa la vita come dono di amore. Il loro ricordo diviene più solido e maturo man mano che si diventa adulti e si assimilano i contenuti variegati dell’esistenza umana attraverso le gioie ed i dolori, la crescita fisica, psichica, sociale e spirituale. Alle iniziali ed infantili manifestazioni di affetto legate al bisogno di vicinanza, attenzione e cura, si aggiungono quelle più consapevoli di gratitudine ed amore che, con l’andare del tempo, si solidificano in un sacro vincolo regolato dalla ragione e dalla volontà oltre che dall’istinto. Anche quando si diventa padri e madri, quando la vocazione di vita colloca in particolari identità, nonostante che la responsabilità derivante dallo specifico ruolo faccia riversare attenzioni e premure sul coniuge, sui figli, o comunque su chi è oggetto delle responsabilità o della specifica missione, rimane forte e naturale il riferimento a chi ti ha dato la vita. Chi ti è padre o madre, perché ti ha generato alla vita fisica e naturale come a quella spirituale nella grazia sacramentale, non ti perde mai di vista, sia quando è sulla terra, che quando per il mistero inesorabile della morte, ti guida e protegge dal cielo. «Chi riverisce la madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera» sentenzia il libro sapienziale del Siracide (Sir 3,4-5). Proprio quando le persone care non ci sono più, il loro ricordo ed il bisogno della loro presenza, dell’ascolto della loro voce, del contatto fisico, di un abbraccio, di un bacio, si fa più pressante.

Il tempo non muta l’esigenza di quei sentimenti che ormai sono affidati alla storia mentre la vita necessariamente continua il suo corso. Non si tratta di considerazioni fantasiose o riflessioni oniriche di nostalgica affezione e rifugio narcisistico, ma semplici e vere manifestazioni di un bisogno naturale che si fa sempre più vivo e fa sentire il suo peso soprattutto in alcune particolari circostanze. Le feste familiari di compleanno ed onomastico segnano il ritmo del cammino e la qualità delle manifestazioni gioiose di condivisione e di unità. Le date che scorrono nella memoria e tornano sistematicamente nel calendario mensile ed annuale, riportano alla mente avvenimenti, sensazioni, storie, pensieri, ricordi, circostanze, volti. Un fiore, un regalo, una telefonata non sono mai cose inutili né banali, né convenzionali. Una visita al cimitero, una preghiera, l’offerta del sacrificio eucaristico sono modi e mezzi concreti che rendono visibile ed attuale il ricordo di chi non è più viandante nella vita. Sono sempre e comunque manifestazioni di interesse, di attenzione ed esprimono, nel segno, la gratitudine e la gioia della condivisione. Anche quando un padre ed una madre sono stati traditi nella fiducia, con la pretesa di godere della propria autonomia, libertà ed autodeterminazione, quando le situazioni e le scelte talora sconsiderate della vita hanno portato su strade impervie e piene di ostacoli e problemi, anche sull’orlo di scelte importanti, essi rimangono per un prodigio che va oltre la natura, i punti di riferimenti ai quali non si è capaci di rinunziare. Anche quando i genitori diventano anziani e possono costituire un peso per la gestione della casa, della famiglia, del lavoro. Prima o poi, pensandoci o no, le loro parole, i loro gesti, le loro indicazioni, ritornano alla mente ed inducono a riflettere e ad agire di conseguenza. Tutto questo diventa insegnamento per chi è più giovane. La sapienza divina con chiarezza esorta: «Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore. Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata, ti sarà computata a sconto dei peccati». (Sir 3, 12-14). Gesù che aveva detto allo scriba intelligente suo interlocutore: «Fa questo e vivrai!», ripete la stessa cosa a ciascuno. Se sapremo riflettere adeguatamente e mettere in pratica quanto la stessa ragione e saggezza umana suggeriscono, anche nella preghiera le parole diventeranno efficaci, saranno esaudite e, come diceva S. Cipriano, guadagneranno la benevolenza di Dio. P. Angelo Sardone