L’eucaristia frutto di amore

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Mattutino di speranza Domenica 7 giugno 2020
L’amore vero passa attraverso il sacrificio, nutre ed esalta la vita. L’amore crea, genera, corregge, redime, dà gioia piena e vera. La vita dell’uomo sulla terra non è solo il corpo, è anche l’anima. Ciò che regge il perfetto equilibrio di questa realtà che il filosofo Aristotele chiamava “sinolo”, è il mistero di Dio da una parte e l’adesione umile, fiduciosa e responsabile della creatura, dall’altra. Nella grandezza del suo amore Dio crea; nell’infinita sua misericordia salva, nella cura perenne e nell’apprezzamento di quanto ha creato, santifica. Il mistero di Dio uno e trino che oltrepassa ogni conoscenza e sapienza umana è donato e può essere compreso nei termini dell’analogia nel linguaggio, nei segni, nelle operazioni, come dicevano gli antichi “partim eàndem, partim diversam”, in parti uguale, in parti diversa. In questo mistero si entra in punta di piedi, si china il capo e ci si mette in ginocchio. Si comincia a capire qualcosa quando ci si affida completamente e si giace nella straordinaria altezza di Dio che ci eleva dall’abisso del nostro niente. Nella preghiera, che è prima di ogni cosa un atteggiamento di vita, nell’ascolto della Parola di Dio, nella celebrazione dei sacramenti, in particolare la Santa Eucaristia, anche se si continua a brancolare nel buio del peccato e del limite umano, si trova la risposta vera ed il sostegno stabile. La domenica, giorno del Signore, nella celebrazione del mistero della fede, più di ogni altro giorno siamo immersi nel mare grande dell’amore di Dio: esso si manifesta e concretizza nella mensa col dono della Parola, l’incontro coi fratelli, il cibo eucaristico. L’Eucaristia è infatti luogo, modo ed essenza stessa della piena comunione con Gesù in un amplesso di amore nel quale siamo coinvolti, tanto è grande il mistero, quanto grande è il dono che viene dato del tutto gratuitamente. Quanto è importante che la partecipazione sia attenta, viva, coinvolgente, degna del prezioso cibo degli Angeli che nutre, purifica, santifica, orienta, derime ogni ombra dalla mente e dal cuore, smaschera gli inganni diabolici che serpeggiano e condizionano anche la vita spirituale. La retta intelligenza e la coscienza critica e matura, è come un raggio di sole che penetra anche attraverso la minima fessura di un dolore e di una ricerca continua e appagante di felicità. La luce fa vedere la realtà che non semplicemente a parole o nei desideri, ma nei “fatti e nella verità” forse deve essere curata, se occorre, anche con un intervento radicale senza l’anestesia fugace di un affetto o di una felicità passeggera. L’esempio dei Santi insegna. L’Eucaristia, poi, come la contemplazione e la preghiera di adorazione, immette nella vita spirituale una responsabilità non di poco conto, soprattutto quando la grazia sacramentale non viene assimilata da una retta coscienza, da un perseverante impegno nel bene e nell’avanzamento spirituale di cui è specchio pur nella miseria e nei condizionamenti umani. L’Imitazione di Cristo un noto testo di spiritualità che ha formato nei secoli milioni e milioni di seguaci di Cristo, fa riferimento a situazioni di leggerezza e gravi responsabilità di superficiale impegno nel rapporto col grande mistero eucaristico, pur motivati da desideri impellenti di certezza e risposte al bisogno di amore che abbraccia il corpo e l’anima. Richiamando situazioni di dissipazione morale, se non di autentico sacrilegio, il testo riporta un passaggio che fa venire i brividi e induce a riflettere: «Chi mangiava il pane degli angeli, l’ho poi visto compiacersi delle ghiande dei porci» (Libro 3,14). Che terribile denunzia! Dal momento che, come dice S. Bonifacio, noi sacerdoti non siamo “spettatori silenziosi, mercenari che fuggono il lupo, ma pastori solleciti e vigilanti sul gregge di Cristo, predicando i disegni di Dio ai grandi e ai piccoli, ai ricchi e ai poveri” mi permetto di sottolineare con delicatezza e fermezza insieme, questa grave incongruenza e questo pericolo che potrebbe serpeggiare e condizionare temerariamente la vita spirituale anche dei più pii, svuotandola dei doni di grazia e rendendo piatta l’esistenza che invece, per questa forza e per questa grazia, può essere un magnifico canto d’amore ed una perla che splende per il suo incommensurabile valore. P. Angelo Sardone