Signore salvami!

Pubblicato il

La semina del mattino
32. «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» (Mt 14,31).
Dio è presente nella vita dell’uomo in svariate maniere. Il suo intento non è quello di spaventare, ma di incoraggiare, sorreggere, portare la calma e mettere fine a situazioni incresciose e pericolose. Viene incontro nel mare tempestoso della vita, di notte o di giorno, cammina comodamente sull’acqua e spesso viene confuso con un fantasma. La prova la cerchiamo sempre noi quando percepiamo che il Signore è presente, che viene incontro anche nel buio più fitto, ma non avendo una fede salda cerchiamo il riscontro della verità mettendolo alla prova e chiedendo di essere noi ad andare incontro a Lui. L’esperienza vissuta da Pietro nel mare di Galilea è la stessa che viviamo spesso nel lago circoscritto della nostra esistenza, degli ambienti di vita, delle emozioni spirituali e degli slanci esaltanti, senza fare i conti con la limitatezza della fede che fa barcollare e perdere l’illusorio equilibrio creato e conquistato con briciole di certezza. Ci sono tutte le ragioni: il buio del dubbio, il vento forte delle contraddizioni, la paura del domani, la sfiducia in se stessi e negli altri. Eppure, visto che è il Signore che invita ad andare incontro a Lui, ci avventuriamo. Quel poco di autonomia entusiastica di fede limitata, si azzera dinanzi alla furia delle difficoltà del mondo e della vita, e rischiamo di affondare nel mare delle nostre stesse incertezze. La mano provvidente di Cristo ci afferra e solleva non senza un dolce rimprovero. P. Angelo Sardone

Dividendo si moltiplica

Pubblicato il

La semina del mattino
31. «Voi stessi date loro da mangiare» (Mt 14,16).
Una ingiunzione piuttosto insolita se non curiosa. In un luogo deserto dove non c’era possibilità di compera, con degli uomini che non avevano addosso denaro, per una folla straordinariamente numerosa ed affamata, in un’ora tarda del giorno. Eppure il Maestro, certo provocatoriamente, così comanda ai discepoli. Avviene il miracolo: 5 pani e 2 pesci, non si sa di chi fossero, aumentano vistosamente e sfamano oltre 5.000 uomini, più le donne ed i bambini, se non alla pari, in numero grande. Cosa sorprendente: i pani si moltiplicano mentre si dividono, man mano che passano di mano in mano. Mentre si distribuiscono, aumentano di numero. Nella logica umana questa operazione è una assurdità. In quella del Maestro non solo funziona ma rende bastante e sovrabbondante il nutrimento. Gli Apostoli impararono la lezione di fede, perché di questo si trattava tanto era fuori del normale ciò che era avvenuto. La Chiesa ravviserà in quel miracolo l’anticipazione dell’Eucaristia, mistero della fede la cui comprensione supera il limite della mente umana e dei sensi. I sacerdoti nel loro precipuo ministero sono chiamati a dar da mangiare a chiunque ha fame, a distribuire con generosità il pane della Parola ed il pane dell’Eucaristia. Questi pani sono sempre abbondanti, ce n’è per tutti: i pezzi che avanzano sono raccolti e custoditi per sfamare tant’altra gente. Da questi due pani nasce poi il Pane della carità che è condivisione e fraternità. La fede e l’amore operano la moltiplicazione, il dubbio e l’egoismo azzerano ogni cosa. P. Angelo Sardone

I grandi amori: Eucaristia e Maria

Pubblicato il

La semina del mattino
30. «Migliorate la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del Signore» (Ger 26,13). La parola dei profeti non è sempre confortante, soprattutto quando diventa esigente e, nel nome di Dio, chiede la trasformazione della mente e dei costumi. Va al cuore, mette in luce verità nascoste, scuote ed induce alla riflessione ed al cambiamento della condotta di vita. I Santi come i profeti sono mediatori di una Parola che salva, testimoni di una Persona che redime facendo piena luce sulla coscienza. Da un’ardente passione di amore verso il popolo di Dio da ammaestrare soprattutto nell’ordine morale e dei costumi per la ricerca della verità, fu animato il vescovo e dottore della Chiesa S. Alfonso Maria de’ Liguori (1696–1787). Era un brillante avvocato napoletano che dopo un insuccesso forense per una evidente manipolazione della verità da parte degli avversari, lasciò la sua professione e divenne sacerdote. Con una grande sensibilità per le coscienze volle seguire Cristo e servirlo nei poveri ed in coloro che erano abbandonati all’ignoranza della fede. Divenne fondatore dei Redentoristi. Nel suo fecondo apostolato coltivò la musica (è autore tra l’altro di Tu scendi dalle stelle), coniugò lo studio delle lingue, del diritto, della teologia morale, con l’attività pastorale nelle missioni popolari, l’amore straordinario all’Eucaristia ed alla Vergine Maria, la preghiera, la riflessione sui Novissimi, la redazione di scritti ascetici che tutt’oggi orientano la formazione cristiana. P. Angelo Sardone

Ad majorem Dei gloriam

Pubblicato il

La semina del mattino
29. «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi?» (Mt 13,54).
L’osservazione fu sollevata con meraviglia a Nazaret ad indirizzo di Gesù dai suoi paesani scandalizzati dal linguaggio e dalla autorità con la quale Egli parlava. Lo avevano sottovalutato, pensando di sapere tutto di Lui, della sua casa, dei suoi parenti: era in fondo il figlio di un semplice falegname. Invece rimasero sconvolti dinanzi a tanta capacità, profondità di parola e strepitosi prodigi che però Gesù non fece lì perché si sentì disprezzato nella sua stessa casa. Un metodo per cercare e trovare, capire e rispondere alla sapienza del Nazareno, lo ha approntato e vissuto S. Ignazio di Loyola (1491–1556), il Fondatore della Compagnia di Gesù (i Gesuiti) soprattutto attraverso la pratica degli Esercizi Spirituali. Essi sono un «modo di esaminare la coscienza, meditare, contemplare, pregare oralmente e mentalmente ed altre attività spirituali, per preparare e disporre l’anima a togliere da sé tutti i legami disordinati e cercare e trovare la volontà divina nell’organizzare la propria vita per la salvezza dell’anima». E’ un intenso programma, un pellegrinaggio spirituale interiore che parte da una confessione generale. La sua vita da cavaliere, il temperamento focoso ed irrequieto cambiarono quando, ferito ad una gamba, lesse e meditò la vita di Cristo e di alcuni Santi. Passò allora a servire Cristo procurando di fare tutto «per la maggiore sua gloria». La Compagnia è diventata una palestra di santità e dottrina. P. Angelo Sardone

L’umiltà merita uno sguardo

Pubblicato il

La semina del mattino
28. «Volgerò lo sguardo sull’umile e su chi ha lo spirito contrito» (Is 66,2).
Lo sguardo del Signore è aperto sul mondo e sulle creature: è benevolo e basta per dissipare ogni male (Pro 20,8). Il Dio che ha creato l’universo si prende cura di tutto e di tutti e, nel rispetto della libertà, orienta l’uomo verso ciò che è buono, giusto e santo. Dimora nell’intimo della sua coscienza e con lui intesse un dialogo di amore, sempre pronto ad ascoltare, anche quando sembra distante o assente. Con preferenza posa il suo guardo su chi è umile, su chi sa riconoscere il proprio limite ed i propri errori, su chi ascolta la sua Parola, è privo di superbia, non si ritiene migliore o più importante degli altri. Solo gli stolti non resistono al suo sguardo (Sal 5,6). L’umiltà è una virtù spesso svalutata. Si privilegiano i furbi e talora si premiano i presuntuosi e gli arroganti che non cedono il posto ed il passo, ma tendono a prevalere. Il successo che pure fa sentire intraprendenti e capaci, ha bisogno di costanza per reggersi sulla cresta dell’onda, mantenere alto il profilo e inventare sempre qualcosa di nuovo per appagare ed appagarsi. Genera anche evanescenza, vulnerabilità e depressione quando per un motivo o l’altro i venti non soffiano a favore. L’umile non è un debole, un inferiore, un incapace che non reagisce. E’ davvero grande chi è intriso di umiltà, generoso, accogliente, grato, chi condivide. Su di lui il Signore volge lo sguardo. L’umiltà è verità. Si impara da Gesù Cristo, maestro e modello. P. Angelo Sardone

L’azione e la contemplazione

Pubblicato il

La semina del mattino
27. «Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno» (Lc 10,42).

Nella vita tutto è importante ma non tutto è necessario: ci sono cose di cui si ha assolutamente bisogno ed altre delle quali si può fare anche a meno. Alcune sono indispensabili: la salute, il lavoro, la fede, il cibo; altre possono essere superflue, non strettamente necessarie, talora anche nocive. La qualità della vita è data dall’aria che respiriamo, dal cibo che mangiamo, dalle relazioni che intessiamo, dalla gioia che assaporiamo, dai dolori e dalle inevitabili sofferenze che rassodano l’esistenza e le conferiscono maturità e pienezza. Per chi ha fede la necessità assoluta è Dio, la sua Parola, la sua azione provvidente: da Lui viene la felicità piena ed il senso autentico delle persone, cose, avvenimenti. La storia delle due ospitali donne di Betania sorelle di Lazzaro, è emblematica: l’accoglienza del Maestro in casa è quanto di più sacro gli si possa riservare in nome dell’amicizia e della fraternità. Mentre Maria è contemplativa ed estatica, Marta è attiva e laboriosa. Il suo delicato lamento ad indirizzo di Gesù che sta parlando e ancor di più nei confronti della sorella tutta presa dall’ascolto, le merita un dolce rimprovero del Maestro che loda l’atteggiamento di Maria come valore superiore a qualsiasi altra cosa, la parte migliore che non viene tolta. Lui che è nutrito da Marta, vuole nutrirla con la sua Parola. L’azione è importante, ma ancor più di valore è la contemplazione. P. Angelo Sardone

L’alleanza nella fedeltà

Pubblicato il

La semina del mattino.
26. «Ricòrdati! Non rompere la tua alleanza con noi» (Ger 14,21).
Suona un po’ strano che sia l’uomo a ricordare a Dio la fedeltà alla sua alleanza. In verità è il contrario. Da quando Dio ha stretto con l’umanità il suo patto di amore, a cominciare dal segno dell’arcobaleno dopo il diluvio, non è venuto mai meno al suo patto; non può farlo, non sarebbe Dio. Egli è fedele e la sua alleanza è eterna (Ez 16,60): l’ha scritta nel cuore dell’uomo (Ger 31,33). Il problema è dell’uomo, instabile, vulnerabile, infiacchito dal male ed a volte incapace di resistergli. L’alleanza con Dio regge nei termini della fedeltà e dell’impegno diuturno, con una volontà ben precisa e costante che viene rafforzata dalla grazia. Col Battesimo è stato stabilito un patto di alleanza nel quale ci siamo impegnati a servire e seguire Cristo, manifestando la nostra piena adesione a Lui che ci sostiene e ci guida nella fedeltà. La sua grazia e la forza che ne proviene, è conseguenza della preghiera, dell’affidamento a Dio, del buonsenso e della saggezza con la quale amministriamo i beni della terra, le relazioni, il compito vocazionale. Il Signore si ricorda sempre della sua alleanza e la rinnova ogni giorno col patto nuovo ed eterno dell’Eucaristia con la quale nutre, difende il suo popolo e lo fortifica con la ricchezza e la potenza della sua grazia. E’ l’uomo dunque che deve ricordarsi del suo impegno con Dio in termini di fedeltà, volontà e perseveranza, consapevole di quanto il Signore fa per lui e cosciente della sua instabile condotta. P. Angelo Sardone

Ubi Christus ibi Ecclesia

Pubblicato il

La semina del mattino. 25. «Mi prostrerò con timore nel tuo santo tempio» (Sal 5,8).
Il tempio sacro è “casa di Dio e porta del cielo” (Gen 28,17) come recita l’adagio biblico della visione della scala di Giacobbe poggiata sulla terra con la cima al cielo. Indica il santo edificio, porta che apre al cammino verso l’alto. Nel Vecchio Testamento era il luogo dei sacrifici e della preghiera. La presenza di Dio era significata dall’Arca dell’alleanza che conteneva le Tavole della Legge, la manna e la verga di Aronne. L’antica prefigurazione diviene realtà nella Chiesa, la casa di Dio in cui abita lo Spirito Santo. Qui si trova e si incontra Gesù Cristo, pietra angolare del tempio vivente del Padre, eretto sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti. Il tempio o la “chiesa” è il riferimento cultuale di un quartiere, di un paese, l’anima spirituale di una comunità. È la casa tra le altre case dove si incontra Dio, si adora l’Eucaristia, si celebra il culto divino e la sacra Liturgia, si cresce nell’itinerario di fede con la preghiera e i sacramenti, sotto la guida dello Spirito Santo, la protezione di Maria, l’intercessione dei Santi. Preghiera ed adorazione fanno realizzare un contatto profondo e purificatore, nonostante il limite umano dei sensi ed il naturale timore che deriva dalla relazione personale con Dio che vede, guida e sorregge. Gesù è il vero tempio: altare, vittima e sacerdote. Noi siamo popolo di Dio, pietre vive di questo edificio che è la Chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica. Rimaniamo sempre uniti a Cristo perchè dove c’è Cristo c’è la Chiesa! P. Angelo Sardone

Albero e frutti

Pubblicato il

La semina del mattino.
24. «Dai loro frutti li riconoscerete» (Mt 7,16).
Il frutto buono deriva da una pianta buona. Maria di Nazaret, preservata dal peccato originale fin dal concepimento, Madre di Gesù fatto uomo, è il frutto benedetto della santità dei suoi genitori Anna e Gioacchino. Di loro si parla negli scritti apocrifi, cioè non presenti nella Bibbia e non ritenuti ispirati, il Protovangelo di Giacomo e il Vangelo dello pseudo-Matteo. Anna, dall’ebraico grazia e beneficienza, aveva sposato Gioacchino, uomo pio e ricco: ma non avevano figli e per l’età non c’era più speranza. L’anziano ricco pastore si ritirò in una sua terra di montagna e per quaranta giorni e quaranta notti supplicò il Signore con lacrime, preghiere e digiuni. Un angelo apparve ad Anna e le annunciò l’imminente concepimento di un figlio; lo stesso avvenne in sogno per Gioacchino. Ebbero la bimba che chiamarono Maria, “prediletta del Signore”. Secondo la tradizione insieme con Maria, abitavano a Gerusalemme. Grati a Dio del dono ricevuto, crebbero con amore Maria bambina nel rispetto della legge divina. A tre anni la condussero al Tempio di Gerusalemme per metterla a servizio del tempio, secondo la promessa fatta quando l’imploravano da Dio. Anna e Gioacchino che morirono anziani, sono la florida radice dell’albero magnifico il cui frutto santo è Maria. S. Anna è invocata protettrice delle madri e delle partorienti. P. Angelo Sardone

Pastori secondo il Cuore di Dio

Pubblicato il

La semina del mattino.

  1. «Vi darò pastori secondo il mio cuore, che vi guideranno con scienza e intelligenza!» (Ger 3,15).

È una rassicurazione ed una promessa di Dio, congiunta al ritorno del suo popolo a Lui, mettendo da parte un cuore caparbio e malvagio. Senza pastore il gregge si disperde: manca chi lo raduna, chi lo guida, chi si prende cura. Il ministero di pascere il gregge di Dio per volere di Cristo «Pastore grande delle pecore», è stato affidato agli apostoli e ai loro successori. La Chiesa rende viva ed operante la sua missione di evangelizzare, celebrare i sacramenti, in particolare l’Eucaristia, sacrificio del corpo di Cristo dato e del suo sangue versato per la vita del mondo, attraverso i sacerdoti. I problemi della vita, del ministero e della loro formazione sono attuali, soprattutto per la perdurante crisi di vocazioni legata al numero insufficiente e, talora, alla qualità della vita spirituale ed alle necessità pastorali. La presenza nella vita della comunità, il loro ruolo di padre, una maggiore dedizione come guide nello Spirito, sono motivi di richiesta continua ed anche di preoccupazione tra i fedeli. La configurazione a Cristo conferisce al sacerdote un «potere spirituale», cioè la partecipazione all’autorità stessa di Cristo che, mediante il suo Spirito, guida la Chiesa con la scienza e l’intelligenza. Scienza richiama la conoscenza, il sapere a partire da fondamenta certe. Ad essa è connessa l’intelligenza, il leggere dentro, che consente di acquisire saggezza e sapienza per donare e donarsi. Tali pastori li manda il Signore. Dobbiamo chiederli e meritarli. P. Angelo Sardone